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PLURALISMO SESSUALE

La verità storica sul mondo LGBT+

Per quanto liberale e civilizzata, la società post industriale resta intrisa di stereotipi e ignoranza quando si tratta di pluralismo sessuale, soprattutto quando ci riferiamo ai tempi antichi.

L’immagine del classico “uomo di una volta” (tanto decantata dai nostri precursori) si rivela molto più fallace di quanto possiamo immaginare.

Come una figura mitologica lontanissima dalle logiche moderne, ci viene sempre presentato l’uomo antico come un concentrato di valori goliardici e maschilisti, frutto della semplicità dei tempi e delle condizioni economico-politiche.

A dispetto di maschilisti, machisti e bulletti le prime tracce dell’accettazione sociale delle diversità di genere è fruibile già nell’antico Egitto. Stupefacente la statua del Re Amenhotep IV collocata nella stanza n. 3 del museo del Cairo, che rappresenta un sovrano con tratti maschili e femminili uniti; o il ritrovamento della tomba di due alti funzionari del faraone Niussera (2400 a.c.), sepolti come due coniugi e raffigurati naso contro naso (gesto che al tempo equivaleva ad un bacio).

Per alcuni l’effige è il primo dipinto gay prodotto nella storia (o almeno il più antico rinvenuto sino a oggi). Nonostante non esistano fonti stabili nei secoli sembrerebbe che sin dai tempi delle dinastie dei primi faraoni l’identità di genere e l’omosessualità non fossero un problema per la società. I libri ebraici di Talmudic ad esempio si riferiscono all’Egitto come una società molto liberale dal punto di vista sessuale, al punto da essere fortemente criticata dai patriarchi ebraici. In questi libri viene recriminata la pratica delle donne egizie di avere un numero svariato di mariti, oltre che ai continui ammonimenti al lesbismo definito appunto come “qualcosa di egiziano”.

Molte più fonti invece sono reperibili da quella che consideriamo come la culla della nostra civiltà, ovvero quella greco-ellenica.

È risaputo che per i greci antichi avere rapporti con giovani avvenenti dello stesso sesso era pratica diffusa e assai comune, soprattutto a scopo iniziatico (come avveniva normalmente nella scuola cretese o in quella della civilissima Atene).

La stessa mitologia, con il chiaro tentativo di istituzionalizzare tale pratica, ne dipinge più e più immagini oniriche tramite i poemi epici, la pittura e la poesia.

Cicerone definì Giulio Cesare “il marito di tutte le mogli e la moglie di tutti i mariti”

Il mito più rappresentativo è di sicuro il rapimento di Ganimede narrato da Omero (ripreso poi dai poeti di ogni secolo) nell’Iliade. La storia racconta che il giovane e bellissimo Ganimede stesse pascolando le sue pecore sulle pendici del monte Ida in totale tranquillità. Zeus (padre supremo di tutti gli dei) trasformato in aquila, lo vide in tutto il suo splendore e se ne innamorò perdutamente, al punto da rapirlo per portarselo sull’Olimpo come suo primo coppiere. La storia rappresenta la pulsione omosessuale come del tutto normale nella natura umana, asserendo che gli stessi dei dell’Olimpo ne siano assoggettati, tanto quanto gli esseri umani.

L’allegoria rappresentata da questo mito esprime il suo massimo livello visivo con l’opera di Rembrandt, il Ratto di Ganimede, che personifica con l’aquila l’astuzia dell’anziano, che come un rapace si avventa sulla giovinezza del ragazzo. Per criticare la pratica greca tanto diffusa Rembrandt dipinge il giovane Ganimede terrorizzato, in lacrime e urinante per la disperazione. La sua critica non vuole essere contro l’omosessualità in sè, ma contro la pederastia greca, considerata incivile ai tempi del pittore.

Dal 380 d.C. ogni comportamento sessuale non atto alla procreazione viene classificato come lussuria

Anche il dio del sole Apollo è più volte rappresentato nei vari racconti mitologici come un’entità dalla facile infatuazione per i giovanotti di bell’aspetto. Primo su tutti l’innamoramento per Giacinto, giovane spartano conteso da ben tre divinità.

Anche a Roma, che come sappiamo è molto simile per usi e costumi alla società greca, i comportamenti sessuali non venivano giudicati secondo la diversità di genere, bensì dallo status sociale e dal ruolo attivo/passivo delle persone coinvolte. Durante questi secoli era prassi comune che gli imperatori si trattenessero con giovani fanciulli nelle loro sontuose stanze. Nonostante la pratica omosessuale fosse diffusissima a Roma come in Grecia, era accettata di buon grado solo se rivolta ai giovanissimi.

Giulio Cesare è forse l’imperatore romano più contestato della storia proprio perché preferiva i generali e i soldati agli “efebi”. La sua pronunciata sessualità lo assoggettò a diverse critiche, tanto che Cicerone lo definì “il marito di tutte le mogli e la moglie di tutti i mariti”.

Anche ai meno abbienti veniva concesso lo sfogo sessuale senza particolari riserve morali. I “lupanari”, infatti, erano antichi bordelli in cui operavano uomini, donne e persone transgender di tutte le nazionalità imperiali ed era normale per un Romano recarsi in questi luoghi in cerca di avventure.

Tutta questa libertà sessuale presente nell’antichità (da non confondere con l’emancipazione sessuale) viene persa improvvisamente con l’avvento del Cristianesimo, dove la fobia del sesso si manifesta praticamente ovunque: dall’immacolata concezione di Maria sino alla vita in totale castità di Gesù (che tra l’altro ricopriva il ruolo di Rabbi, carica che contemplava tra i tanti obblighi quello di essere sposato).

Dal 380 d.C. ogni comportamento sessuale non atto alla procreazione viene classificato come lussuria e la pena come ben sappiamo è la dannazione eterna (passando prima per la scomunica e la denuncia penale).

Ciononostante anche nel lungo periodo cristiano, che dal quarto secolo porta all’era moderna, possiamo incontrare personaggi che non hanno accettato l’identità sessuale imposta dalla natura. San Sebastiano ad esempio è diventato simbolo omofilo e sadomaso grazie ai languidi dipinti di Guido Reni e alla sua storia d’amore con l’imperatore Diocleziano. Storicamente martirizzato per la sua fede cristiana, viene considerato da molti come il santo protettore degli omosessuali, ma realmente è il santo che protegge dalle malattie.

Modernamente ci spiega il suo valore iconico Yukio Mishima nel libro Confessioni di una maschera, dove il protagonista individua nel dipinto di San Sebastiano il suo primo stimolo omoerotico, proveniente dallo stesso ambiente omofobo che lo voleva reprimere. Il potere di questi dipinti sta proprio in questo: sconvolgere con la bellezza e la nudità di San Sebastiano l’osservatore, liberandolo dai dogmi cristiani tramite l’arte cristiana.

Altra icona LGBT+ fondamentale nella storia è sicuramente Giovanna D’Arco, la ragazza francese che udiva voci angeliche ordinarle di vestirsi da uomo e tagliarsi i capelli per condurre battaglie gloriose. Questa ragazza trasgender fu amata e venerata dalla società del tempo sino a quando fu uccisa all’età di 19 anni dalla chiesa Cattolica (che successivamente la farà santa). Giovanna determinò, in un mondo profondamente arretrato e maschilista, la vittoria francese contro l’Inghilterra pre imperialista, conducendo le truppe ribelli all’età di 17 anni. Un’altra icona storica collegata all’emancipazione di genere è sicuramente Maria Antonietta: screditata dai rivoluzionari francesi capitanati da Robespierre fu marchiata, già prima della rivoluzione francese, come ninfomane, lesbica e incestuosa. Grazie alla dignità che mantenne durante il processo e il martirio è stata ispirazione per tutte le donne che seguirono dopo di lei “l’amore di Saffo”.

Possiamo affermare con estrema convinzione che l’affermazione di genere è da sempre un processo integrativo, naturale e distintivo dell’essere umano.


Nico Letsvij

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