NEW QUEER

I 5 must per conoscere il mondo LGBT+

Nella storia del cinema pochi generi hanno saputo tenersi alla larga dalla morsa commerciale hollywoodiana, uno tra questi è quello definito come “New Queer”. I budget ridotti, gli attori emergenti ed i format più disparati hanno donato a questo stile cinematografico il giusto realismo narrativo che tanto appaga e personifica lo spettatore moderno.
Produzioni milionarie e cast stellari come “A Single Man” di Tom Ford vengono affiancati con estrema naturalità a opere girate con degli iphone in stile “Tangerine” di Sean Baker, creando un pathos e una raffinatezza che pochi generi riescono ad esprimere. Questo tratto multiforme che pervade tutta l’arte queer fa sì che dal 2010 in poi sempre più registi e cineasti affronteranno l’argomento, creando un vero e proprio filone cinematografico.
In questa rubrica abbiamo selezionato le 5 opere cinematografiche che a nostro parere hanno influenzato e determinato l’integrazione della comunità LGBTQI+.

The Rocky Horror Picture Show (1975)

Il musical vede la luce a fine anni ’60 nei teatri indipendenti londinesi, per approdare successivamente a Broadway che ne farà una pellicola a metà degli anni ’70. Viene considerato il big bang del genere queer e racconta la storia di Brad e Janet, una giovane coppia americana perbenista che decide di sposarsi durante il matrimonio di due cari amici, spinti da una forte emulazione sociale. Una volta sposati i due finalmente si accingono a consumare i voti, ma si ritrovano catapultati nel mondo del dottor Frank-N-Furter, alieno travestito dalla grande carica sessuale proveniente dal pianeta Transexual, della galassia Transilvania. Per la prima volta nella storia del cinema hollywoodiano un travestito non viene presentato come un malato, un problematico o un disadattato. Con i suoi tatuaggi da rider sui bicipiti, il rossetto e le paillettes, il dottor Frank-N-Furter è quanto di più travolgente si possa raffigurare a livello sessuale. La confusione tra i generi che crea questo personaggio è a dir poco superba e finirà per far innamorare Janet, che donerà la verginità al dottore “alieno” piuttosto che al “terrestre” marito.

Making Love (1982)

Considerato il primo film hollywoodiano che consacra l’amore omossesuale. Il marito scopre il desiderio omossesuale e tradisce la moglie con un affascinante scrittore. Per la prima volta in un film hollywoodiano la situazione non sfocia in alcuna tragedia. Il regista Arthur Hiller iper- mascolinizza i protagonisti, cosa abbastanza consueta negli anni ‘80 del cinema. Trovare comunque due uomini baciarsi e amoreggiare in una pellicola di questi anni è sicuramente più unico che raro. Una menzione speciale a Michael Ontkean, che accettò il ruolo del marito fedifrago, alcuni sostengono rischiando la carriera. Harrison Ford e Richard Gere rifiutarono la parte di Zach e persino le parti secondarie, confermando la linea omofoba di Hollywood a quei tempi.

Priscilla la regina del deserto (1994)

Bernadette, Mitzi e Felicia sono un trio composto da una transessuale e due drag queen. Da poco vedova e oramai fuori dallo show business, Bernardette si unisce per una gita fuoriporta in camper con le amiche riscoprendo quanto rude, ignorante e bigotta possa essere la periferia urbana. Il film affronta diverse tematiche legate all’identità di genere con le battute e le frecciatine tra le tre che sono diventate un vero e proprio “slang” nella comunità LGBTQI+. I costumi coloratissimi e i gadget sfarzosi valgono un premio oscar nel 1995, mentre le musiche rappresentano da sole l’intera cultura LGBTQI+.

Tutto su mia madre (1999)

Nonostante l’aria da telenovela che trasuda la pellicola, il capolavoro di Almodovar in questione è assolutamente uno dei film che meglio rispecchia e omaggia la forza della donna a 360 gradi. In questo film a tratti comico e a tratti commuovente troviamo le tematiche più ricorrenti legate alla comunità LGBTQI+: droga, prostituzione, violenza ed emarginazione. Manuela (Cecilia Roth) è una donna annichilita per la perdita del figlio che intraprende un viaggio alla ricerca del suo ex-compagno con il quale ha perso i contatti da moltissimi anni.

Manuela scoprirà molto presto che l’ex fidanzato ora si fa chiamare Lola e lavora a Barcellona come libera professionista. Vincitore della palma d’oro a Cannes nel 1999 il film viene riconosciuto a livello internazionale come uno dei capolavori assoluti del maestro.

The Danish Girl (2015)

Una coppia di pittori (lui paesaggista e lei ritrattista) vivono la quotidianità delle loro vite nella Copenaghen degli anni ’20. Un giorno lui si presta ad un gioco innocente e cioè quello di posare per la moglie nei panni di una donna: Lili Elbe. Questo scaturisce sensazioni nuove nel marito, che piano piano vuole sempre più vestire i panni di Lili e abbandonare quelli del marito e pittore. Forte delle due interpretazioni a dir poco formidabili (ma solo Alicia Vikander vincerà l’oscar come miglior attore non protagonista), il film dispiega i complessi meccanismi della disforia di genere con delicatezza e sensibilità. La frase che mi ha fatto capire a pieno la complessità e la natura della disforia di genere è stata: “Non importa cosa indosso perché quando sogno sono i sogni di Lili”.


Nico Letsvij