“Non sono gay ma vorrei esserlo per il solo desiderio di far incazzare gli omofobici” – Kurt Cobain

Il tentativo di ridurre la sofferenza umana all’interno della società dovrebbe essere non solo un atto logico e civile, ma un vero e proprio valore condiviso all’unisono da cittadini e istituzioni. Per questo nelle scuole si dovrebbero educare le nuove generazioni all’accettazione delle diversità, che riguardino loro stessi o gli altri. Per capire cosa accade nel nostro Paese quando parliamo di discriminazione di genere possiamo aiutarci con gli ultimi dati relativi al 2021 pubblicati dall’ISTAT in collaborazione con UNAR (ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali), dove si evince un panorama a dir poco agghiacciante. Una persona su cinque degli intervistati appartenenti alla

comunità LGBT+ ha subito aggressioni fisiche da un collega; sempre sul posto di lavoro una persona su quattro è stata soggetta a minacce (verbali o scritte) a causa del proprio orientamento sessuale. Per concettualizzare a pieno la chiusura del nostro Paese e il disagio vissuto quotidianamente dalla comunità LGBT+ basti pensare che il 70% degli intervistati ha dichiarato di non tenersi per mano con il partner in pubblico per paura di essere schernito o addirittura picchiato. Di fronte a tutto ciò (complice anche il nichilismo portato dal nuovo

governo in materia) abbiamo deciso di dedicare un numero della nostra rivista ai tratti più intimi e distintivi dell’essere umano: l’identità di genere e l’orientamento sessuale. Siamo convinti che sviluppando una precisa percezione e condivisione della sofferenza vissuta quotidianamente da queste persone riusciremo “TUTT3” ad accettare l’affermazione di genere come un valore inalienabile della nostra società e non come una minaccia.


La Redazione