LAND ART

I paradossi dell’arte ecologica

La land art è una necessità espressiva nata negli Stati Uniti alla fine degli anni ’60, caratterizzata principalmente dall’installazione o dall’intervento dell’uomo su spazi aperti come deserti, spiagge o vallate. 

La volontà di tali artisti è quella di permeare il territorio creando un legame tra uomo e natura, con l’intento riflessivo di esaltare il concetto di tutela ambientale. Spesso le installazioni e le sculture sono create utilizzando materiali naturali altamente deperibili e questo rende le opere d’arte fruibili per un lasso di tempo limitato (cosa che rende ancor più intrigante questa tipologia di arte visiva). 

Massimo esponente di questa corrente è Christo Javašev, artista bulgaro che si è differenziato per le sue imponenti istallazioni, come ad esempio The Floating Piers: una passerella di 4,5 km sul lago d’Iseo realizzata nel giugno 2016. 

L’innovazione concettuale che caratterizza questo movimento è lo scostamento del soggetto naturale: normalmente l’artista dipinge la natura con il tentativo di rappresentarla (fedelmente o astrattamente), in questo caso invece si perde la necessità di evocare paesaggi, fiumi o quant’altro andandoli ad integrare nell’opera stessa.

A pensarci bene, già in passato abbiamo incontrato alcune forme arcaiche di land art, come ad esempio il giardino Zen orientale. In questi casi lo scopo era puramente ornamentale/cerimoniale e solo raramente assumeva aspetti edonistici.

La novità portata da questa forma d’arte è lo sconvolgimento dell’archetipo occidentale del possesso in sè dell’opera d’arte, spesso acquistata a mero scopo d’investimento. Rendendo la natura una parte basilare dell’opera stessa (quindi non privatizzabile) l’artista delinea un nuovo livello di fruibilità dell’arte. Per queste posizioni la land art viene definita arte ecologica, ma purtroppo non tutto ciò che viene fatto con buone intenzioni si rivela poi buono per davvero. Attraverso 4 esempi italiani proviamo a capire le radici ecologiche della land art con le varie interpretazioni di questa corrente.

Giardino sonoro di San Sperate  (Sardegna)

A pochi chilometri da Cagliari nasce questo giardino magico in cui l’artista locale Pinuccio Sciola installa le sue Jazz Stone, pietre che se suonate correttamente sono in grado di produrre melodie. Questa forma di land art si esprime tramite incisioni effettuate sulla superficie delle pietre, che producono suggestivi suoni mistico/ancestrali tramite il vento o la percossa. Un luogo immerso nel verde, carico di energie, che coinvolge tutti i sensi, dando la possibilità ai visitatori di poter godere in una dimensione inedita di arte e natura.

Arte Sella  (Trentino)

Arte Sella è un’associazione  culturale con lo scopo di collegare l’ingegno dell’uomo alla natura. 

Le installazioni presenti sono completamente ecosostenibili e il parco è alla continua ricerca di artisti e collaboratori eco-friendly motivati per implementare l’esperienza.

Nel corso degli anni, più di 300 artisti hanno collaborato alla crescita di questa fantastica realtà, dando vita a tre percorsi espositivi costellati di opere incredibili ad impatto zero (se non sul vostro incanto).

Il Cretto di Burri  (Sicilia)

La nuova città di Gibellina (cosi si chiamava la città sepolta dal cemento di Burri) fu inaugurata nel 1979.  Considerata l’opera di land art più estesa d’Italia, è testimone di una storia molto contorta: dopo il crollo della cittadina vari artisti disegnarono la nuova comunità rurale, ma restando colpiti dalle macerie accumulate nel vecchio borgo decisero di intervenire compattando tutto il materiale edile e gettando tonnellate di cemento armato sopra la città. Il risultato è questo… a voi il giudizio.

Parco sculture del Chianti  (Toscana)

Il parco in questione è composto da opere molto più che discutibili. Con lo scopo di riflettere sull’ecologia e sui danni provocati dall’uomo sono stati disboscati migliaia di metri quadrati di bosco toscano (dove tra l’altro prolificavano i cinghiali), installando vetro, cemento e plastica in un territorio fiabesco invidiatoci da tutto il mondo. 

Il culmine dello scempio è sicuramente quello del labirinto in vetro e cemento, che  a nostro modesto parere non risulta integrato con il territorio.


Sara Monaco