Una pianta poliedrica

Canapa: prima risorsa ecosostenibile

Il nostro rapporto con la cannabis è tanto problematico quanto antico. L’essere umano coltiva questa pianta fin dagli albori della storia non solo per le sue proprietà psicoattive (usata ad esempio durante i riti religiosi da civiltà antiche come Assiri, Sciti e Traci), ma anche per la fibra che viene vista fino allo sviluppo dell’industrializzazione come una delle principali materie prime impiegate dopo il legno.

Prove archeologiche come il ritrovamento di semi di canapa fossilizzati in una grotta in Romania e di strumenti per la lavorazione di fibre di cannabis in un antico villaggio cinese risalente a 10mila anni fa, dimostrano l’utilizzo millenario di questa pianta in Europa e in Asia.

Erodoto d’Alicarnasso, grande viaggiatore e storico delle guerre persiane, considerato da Cicerone come “il padre della storia”, ci fornisce la più antica testimonianza europea sull’uso della canapa indiana. Nel IV libro delle Storie narra usi e costumi delle popolazioni che risiedevano tra  le zone delle attuali Bulgaria e Turchia: “Cresce nelle loro terre una canapa [kannabis] che assomiglia in tutto al lino, salvo per altezza e larghezza, che sono molto maggiori. Questa canapa cresce sia spontaneamente che coltivata. Anche i traci ne fanno dei vestiti simili ai vestiti di lino, e chi non l’ha mai vista non sarebbe capace di dire se sono fatti di lino o di canapa; e chi non conosce la tela di canapa crederebbe che si tratti di lino.”.

L’essere umano coltiva la cannabis fin dagli albori della storia non solo per le proprietà psicoattive ma anche per la fibra 

Anche Dioscoride Pedanio, botanico, medico greco antico e uno dei principali pilastri della terapeutica fino a Paul Ehrlich, ignaro degli effetti psicotropi della cannabis, illustra in I Materiali della Medicina le differenze tra canapa domestica e canapa selvatica. La prima viene utilizzata per fabbricare corde resistenti e ne viene usato il seme per curare il mal d’orecchio. Della seconda invece viene utilizzata la radice macerata per mitigare le infiammazioni, ridurre gli edemi e disperdere il tessuto indurito intorno alle articolazioni; anche in questo caso dalla pianta vengono fabbricate delle corde a partire dalla corteccia.

I popoli latini sono tra i primi a scrivere manuali agricoli dedicati alla canapa e a creare quindi un sistema di coltivazione ben organizzato. 

Nel V secolo è ormai una coltura ben consolidata in Europa e più avanti, con l’inizio del basso Medioevo, la coltivazione di canapa arriva a diffondersi anche in Italia, soprattutto in Pianura Padana. A Carmagnola in particolar modo. Tra il 1127 e il 1150 i monaci dell’abbazia cistercense di Santa Maria di Casanova, venuti in possesso di molti ettari di terreno, intraprendono un’importante opera di trasformazione delle coltivazioni e si dedicano all’estensione e al miglioramento della coltura di canapa.

Pochi anni dopo inizia a diffondersi in tutta Europa anche la fabbricazione della carta di canapa. Viene prodotta per la prima volta in Cina durante il I secolo d.C. e raggiunge la penisola arabica nel VIII secolo tramite artigiani cinesi catturati. Più tardi, con la conquista moresca della Spagna, arriva in Europa e da qui ai prossimi 750 anni a venire gran parte della carta del continente viene prodotta a partire dalla canapa. Viene utilizzata per la sua produzione la polpa proveniente dai vecchi vestiti, corde riciclate e tessuti dell’industria marittima in canapa.

Cartolina di fine Ottocento raffigurante una ragazza della Bretagna (Francia) che lavora fili di canapa

Questo prezioso e resistente prodotto è usato per le bibbie, documenti governativi, banconote e altre applicazioni che richiedono materiali particolarmente durevoli.

Con l’inizio dell’età della vela le flotte navali di tutta Europa cominciano a richiedere un’enorme quantità di canapa per le corde, utili per controllare la nave tenendo insieme e azionando il complesso sistema di vele, anch’esse prodotte con fibra di canapa, che fungono da motore. 

Nel 1533 Enrico VIII emana un decreto che impone la coltivazione della canapa. Per ogni 60 acri di terra un agricoltore deve dedicare un quarto di acro a questa coltura. 

Ad un anno di distanza dall’emanazione del decreto inglese, il re di Spagna Filippo II segue l’esempio ordinandone la coltivazione in tutto l’impero spagnolo, dall’Argentina all’Oregon.

C’è da sottolineare che già dal secolo antecedente i daimyō (feudatari del Giappone), incoraggiano i loro vassalli a coltivare canapa ma la sua fibra in questo caso viene trasformata in tessuti di alta qualità, indumenti pregiati e utilizzata per equipaggiare i guerrieri samurai. Una parte vitale della loro armatura, l’elmo di ferro, è imbottita all’interno con canapa avvolta nella seta. I cuscinetti delle spalle, delle maniche e delle cosce sono realizzati in canapa, seta e pelle di cervo, su cui vengono cucite lastre di ferro con spago di canapa.

Lo sviluppo dell’impero britannico porta ad un aumento della domanda di canapa e le forniture interne non riescono più a soddisfare la richiesta. Inizia quindi l’importazione della Russia che nel 1740 ne vede crescere dell’80% la quantità destinata all’Europa, diventando la maggiore produttrice del mondo.

Qualche anno più tardi in Europa prende il via la rivoluzione industriale e da questo momento in poi le produzioni in legno e canapa vengono sostituite con acciaio e fibre come juta e sisal. Il 24 giugno del 1812 Napoleone solleva un esercito di 680.000 soldati e inizia la sua marcia su Mosca. Uno dei motivi che lo spinge ad intraprendere questa disastrosa invasione è quello di ottenere il controllo sulla produzione russa di canapa. Questo ci fa capire quanto ancora centrale fosse il ruolo della canapa sino alla metà del XIX secolo.

Dopo secoli come regina del mercato industriale l’avvento dell’industria petrolchimica segna l’inizio della fine dell’era della canapa.

La Russia nel 1740 vede crescere  dell’80% la quantità di canapa destinata all’Europa, diventando la maggiore produttrice del mondo

Nel 1941 Henry Ford presenta il prototipo ultimato della sua Hemp Body Car al Dearborn Days Festival (Michigan) e nello stesso anno al Michigan State Fair Grounds di Detroit. Le peculiarità del mezzo di trasporto sono di essere interamente realizzato con un materiale plastico ottenuto da semi di soia e canapa, alimentato interamente da bio-etanolo anch’esso estratto dai semi della canapa. Le intenzioni di Ford sono interessanti ma le lobby internazionali che gestiscono le risorse negli USA (e da questo momento anche in gran parte del mondo) hanno piani diversi. 

L’inizio della seconda guerra mondiale segna il consolidamento di determinati poteri politici che portano all’inizio del proibizionismo.

Nel 1955 la coltivazione di canapa infatti viene proibita negli USA, e via via nel resto del mondo occidentale, e di conseguenza la Ford Hemp Body Car non viene mai prodotta. Da questo momento storico sino ai giorni nostri la concorrenza sleale dell’industria petrolchimica ha bloccato la ricerca e lo sviluppo della canapa industriale provocando danni irreparabili alle persone e all’ambiente. Gli effetti di queste scelte scellerate sono ricaduti sulla nostra generazione e volenti o nolenti spetta a noi non ripetere gli stessi errori e investire in soluzioni sostenibili per le prossime generazioni. La canapa è sicuramente la prima di queste risorse, lo è sempre stata e sempre lo sarà.

“Perché consumare foreste che hanno impiegato secoli per crescere e miniere che hanno avuto bisogno di intere ere geologiche per stabilirsi, se possiamo ottenere l’equivalente delle foreste e dei prodotti minerari dall’annuale crescita dei campi di canapa?”- Henry Ford


Sara Monaco