Vacanze eco-friendly

Come viaggiare cercando di non fare troppo male al pianeta

Pronti partenza e… via!!! Fosse così facile, mettersi lo zaino in spalla e partire per una vacanza, lo faremmo tutti più leggeri, nella testa ancor più che nei bagagli. E invece, così facile non è, soprattutto se oltre al proprio benessere personale si prova a pensare a quello del pianeta. Perché anche andare in vacanza, inutile dirlo, inquina, e non poco. 

Dati alla mano, secondo lo studio pubblicato su Nature Climate Change da un team delle università australiane di Sidney e del Queensland (il titolo è “The carbon footprint of global tourism”), il turismo sarebbe responsabile di quasi un decimo delle emissioni di gas serra e i voli ne rappresenterebbero una componente importante. Tra il 2009 e il 2013, secondo i numeri, l’impronta di carbonio globale del turismo sarebbe infatti aumentata da 3,9 a 4,5 Gt di CO2 equivalenti, ovvero quattro volte più delle stime precedenti, pari a circa l’8% delle emissioni globali di gas serra. Nel report sono stati presi in considerazione shopping, trasporti e cibo, tre elementi decisamente strategici per monitorare l’impatto che anche una semplice vacanza (o quella che noi pensiamo tale) può avere sul pianeta. Ma andiamo con ordine. Che i voli inquinino, non lo si sa da oggi: i viaggi in aereo costituiscono infatti il 2,5% delle emissioni globali di carbonio, con picchi come negli USA, dove producono circa il 9% delle emissioni dei trasporti e circa il 3% delle emissioni totali di carbonio. Non a caso, spesso si dice “volare di meno e pagare di più, per salvare il pianeta”. Se poi proprio non si può fare a meno di volare, è opportuno usare alcuni accorgimenti, come evitare voli a corto raggio, privilegiando altri mezzi di trasporto, come ad esempio il treno, decisamente più sostenibile, o l’automobile, che però non costituisce certo una alternativa che si può definire “green”, tra carburanti (derivanti dal petrolio) e emissioni di CO2. Quindi, va da sé che se vi dovete spostare, nell’attesa che qualcuno inventi il teletrasporto, inquinate per forza, e l’unica cosa che potete fare per “sdebitarvi” col mondo è applicare politiche di compensazione. Quali? Ad esempio, al vostro ritorno piantare un albero, o fare una donazione ad un’associazione che tutela le foreste e la biodiversità. Detto questo, ci sono comunque accorgimenti che si possono usare per ridurre l‘impatto della propria vacanza. Ad esempio, se viaggiate in aereo, partire con bagagli più leggeri, e se viaggiate in auto e non siete soli, utilizzare tutti la medesima vettura. Quando siete in loco, poi, fate attenzione a dove alloggiate, cosa comprate e cosa mangiate.

I viaggi in aereo costituiscono il 2,5% delle emissioni globali di carbonio, con picchi come negli USA, dove producono circa il 9% delle emissioni dei trasporti e circa il 3% delle emissioni totali di carbonio

Secondo il report 2008 UNWTO-UNEP “Climate Change and Tourism”, infatti, dopo i trasporti il secondo ruolo più rilevante sul fronte dell’inquinamento da vacanza lo hanno proprio le strutture ricettive, responsabili del 21% circa delle emissioni di CO2 legate all’intero sistema turistico. Questo dato non sorprende se pensiamo che un albergo consuma mediamente 21 kW di energia e 645 litri di acqua per ciascuna presenza in camera al giorno. Mica paglia. Quindi, quando decidete dove andare, scegliete con cura anche dove dormire: se dunque è meglio una vacanza vicino casa di una oltreoceano, lo è anche una vacanza in una struttura eco-friendly, che si tratti di un appartamento o di un villaggio o di un campeggio. Stesso discorso per acquisti e cibi: privilegiate acquisti solo se necessari e mangiate preferibilmente cibi del luogo, quindi a km zero. Il Programma ambientale delle Nazioni Unite (Unep) stima infatti che circa il 14% di tutti i rifiuti solidi globali è prodotto ogni anno esclusivamente dall’industria turistica. In particolare, i turisti occidentali sono abituati a mantenere gli stili di vita del Paese d’origine – anzi, si aspettano di poterlo fare – anche nelle destinazioni in cui si recano, e producono in media rifiuti compresi tra 1 e 2 chilogrammi ogni giorno. Una media molto maggiore di quella delle popolazioni autoctone, spesso superate in numero dai turisti con rapporti anche di 10 a 1.

Dopo i trasporti il secondo ruolo più rilevante sul fronte dell’inquinamento da vacanza lo hanno proprio le strutture ricettive

Non si deve poi dimenticare che il turismo è un settore che consuma molta acqua, poiché molti prodotti commercializzati dal settore turistico – come spa, idromassaggi e piscine – richiedono forniture affidabili e sicure di acqua dolce. Paradossalmente, molti di questi complessi si trovano in destinazioni turistiche in Paesi a basso reddito, in cui il problema della scarsità d’acqua è costante per la popolazione autoctona. Insomma, mai come in questo momento è importante iniziare a ripensare, o forse semplicemente a pensare in un’ottica green, la vacanza, partendo anche da piccole e piccolissime accortezze. Un esempio? Quando andate in spiaggia, se proprio non potete fare a meno di fumare… raccogliete e portatevi a casa i mozziconi! E lo stesso fate con tutti gli altri rifiuti. Se il mondo intero non lo si può cambiare, fare la propria piccola parte può comunque essere un buon inizio. 

Privilegiate acquisti solo se necessari e mangiate preferibilmente cibi del luogo


Angela Dessì