The Hemp Club

L’associazione che ti guida dalla prima visita fino al percorso terapeutico

Ho avuto finalmente il piacere di visitare il The Hemp Club, primo cannabis club di Milano dove vengono aiutati i pazienti a reperire la propria cura di cannabis. 

Il progetto inizia a prendere forma nel luglio del 2018, quando l’allora ministro della salute nel governo Conte I, Giulia Grillo, diede ai medici la possibilità di prescrivere cannabis emanando il decreto del 25 giugno 2018 che aggiorna l’elenco dei medicinali dell’Allegato III-bis del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990,  n.  309 (prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza). Da allora è quindi possibile sostituire farmaci come le benzodiazepine con la cannabis terapeutica e, garantendo la ricetta ai consumatori (quindi in maniera completamente legale), la platea in poco tempo si è ampliata moltissimo.

“Molti consumatori mi hanno parlato del loro sogno nel cassetto e in quel momento gli elementi da poter giocare non mancavano… allora mi sono chiesto: inizio a comporre il puzzle o continuo a lamentarmi perché non esistono belle immagini per crearlo?” racconta Raffaello D’Ambrosio, presidente del club, ricordando i primi momenti d’incertezza e sicuramente di tanto coraggio che hanno portato all’apertura ufficiale. 

Il progetto è appoggiato fin dal principio dall’associazione Enzo Tortora – Radicali di Milano che ha deciso di spostare la sede all’interno del club per supportarli, da Marco Cappato e da Michele Sodano, loro come altri pazienti beneficiano della tessera onoraria.

Da allora l’associazione organizza settimanalmente delle visite con un medico che, avendo una grande conoscenza del sistema endocannabinoide e quindi degli effetti della cannabis, tende a prescrivere cannabis terapeutica, a differenza di altri suoi colleghi, anche per problemi minori come ansia, insonnia e dolori legati al ciclo mestruale.

Il progetto è appoggiato fin dal principio dall’associazione Enzo Tortora – Radicali di Milano che ha deciso di spostare la sede all’interno del  club per supportarli, da Marco Cappato e da Michele Sodano, loro come altri pazienti beneficiano della tessera onoraria

Entrando al The Hemp Club ho capito di non trovarmi in una classica associazione culturale; ho percepito fin da subito l’aria provocatoria in stile radicale. 

Si viene accolti in un grande open space dove oltre ad un piccolo bar troviamo il coloratissimo salotto che offre numerose letture dedicate alla cannabis e da qui è possibile assistere di persona alle dirette della Cannabeat Radio.

Ad uso esclusivo dei pazienti è presente  la therapy room, conforme alla legge italiana in cui è infatti vietato fumare tabacco, dove solo chi è in possesso di una ricetta può consumare la propria cannabis. 

Sino al 16 Luglio, quando il club finisce sotto sequestro, è stata fatta una vera e propria opera di disobbedienza civile: era infatti prevista la coltivazione di una pianta per ogni associato. Il progetto prevedeva di cedere i fiori della coltivazione allo stesso paziente semplicemente con un rimborso spese che andava a coprire i costi sostenuti dall’associazione. Non era stata prevista nessuna vendita e di conseguenza alcun tipo di lucro.

La polizia quel giorno ha sequestrato in una delle serre del club 17 piante ormai in fioritura, ovviamente con THC oltre il limite di legge (0,5%) e altre 17 piante “neonate” che sarebbero servite a sostituire quelle destinate ai pazienti. A verbale è stata denunciata la presenza di piante all’interno del locale ma non sono state messe agli atti le autodenunce dei 16 pazienti che verranno poi imputati al processo. 

“Lo Stato non può perseguire chi colma dei vuoti per le sue mancanze, in special modo su materie come sanità e diritti del malato”, recrimina D’Ambrosio che è indagato con l’articolo 73, produzione ai fini di spaccio.

Il procedimento è ancora in corso ma il club è tuttora aperto e operativo per i pazienti.

Testimonianza: Disma Cazzaro   

Paziente The Hemp Club

Il 7 febbraio è un giorno che rimarrà sempre nella mia mente e fisicamente sul mio corpo. In sella alla mia mtb pedalavo in direzione Cocquio Trevisago quando un’automobilista svoltò prendendomi in pieno. L’incidente portò all’insonnia, con incubi ricorrenti che disturbano ancora oggi le mie notti, oltre a molta sofferenza dovuta al disagio riconducibili alle cicatrici sul mio viso.

Consapevole che non avrei potuto sostenere una dipendenza da farmaci per dormire  e per contrastare i dolori, decisi di portare la mia ricerca su un altro fronte. Cercando in rete, sui giornali e nei blog trovai parecchie testimonianze di persone con i miei stessi problemi e la soluzione proposta era sempre una: cannabis.

Ma come approcciare a questo percorso terapeutico?  Durante la mia ricerca venne a trovarmi in negozio un ragazzo che frequentava un club a Milano, una delle poche isole calme in un mare di confusione medico-giuridico.

L’iter non è complicato: per prima cosa bisogna iscriversi al club (primo step non obbligatorio), dopodiché si prenota la visita medica entrando in contatto con il medico ed infine viene rilasciata la terapia idonea in base alla patologia, che può essere sotto forma di olio sublinguale o  di fiori da vaporizzare. Farlo è possibile, basta solo unirci e lottare tutti insieme!


Sara Monaco