Ecosostenibilità e tutela ambientale

Stiamo davvero facendo abbastanza?

L’estate più torrida di sempre è ormai passata e, con essa, anche l’allarme per un caldo ed una siccità mai visti prima sono finalmente rientrati. Non possiamo però dimenticarci delle conseguenze di questi eventi dal carattere eccezionale; di certo non lo faranno i parenti delle 11 vittime della tragedia in Marmolada, travolti dallo scioglimento di una porzione di ghiacciaio e, come loro, tutte le persone che nel mondo sono state coinvolte in catastrofi di varia natura. 

Nel pieno dell’estate abbiamo appreso notizie di fenomeni naturali dalle proporzioni bibliche, dagli Stati Uniti all’Australia, dall’India all’Europa meridionale, nessun continente è rimasto escluso. Le notizie di inondazioni, alluvioni, incendi e quant’altro, riportavano impietosi i numeri delle vittime e dei danni materiali come veri e propri bollettini di guerra. 

Puntuali come sempre accade in questi casi, le polemiche sono esplose e il tema della tutela ambientale è tornato al centro dell’attenzione. Il cambiamento climatico è innegabile e non possiamo non interrogarci sulle cause di tali avvenimenti.

Un recentissimo studio sui disastri climatici e naturali, per la sola prima metà del 2022, ha rilevato un aumento complessivo delle catastrofi e delle vittime, con perdite economiche che equivalgono a 65 miliardi di dollari

Da sempre il principale indiziato è l’inquinamento, determinato dall’uso dei combustibili fossili, ma anche la deforestazione e lo scriteriato consumo del suolo terrestre hanno la loro incidenza. Ecco perchè il tema al centro del dibattito è l’ecosostenibilità, inteso come principio cardine a cui le attività umane dovrebbero ispirarsi per uno sviluppo sostenibile dell’industria e dell’economia nel rispetto degli equilibri terrestri. Una cosa deve essere chiara:  le risorse di cui beneficiamo non sono infinite e, per questo, devono essere usate con rispetto e tutelate. 

Purtroppo però, molto spesso le ragioni della finanza prendono il sopravvento e la teoria del massimo profitto diviene realtà mentre gli investimenti per ridurre l’impatto ambientale si trasformano in un qualcosa di negativo per i bilanci aziendali.

Negli ultimi anni, a tenere alta l’attenzione sui temi ambientali ci ha pensato la giovane attivista svedese, paladina del movimento ecologista Fridays for Future, Greta Thunberg: una novella Erin Brockovich dei giorni nostri, divenuta famosa non tanto, e non soltanto, per le cose che dice ma  piuttosto per i modi e per la rabbia che esprime il suo volto quando si rivolge a “muso duro” contro i potenti della terra.

Ma Greta, insieme a molti altri baby attivisti meno noti che ne seguono le orme, è solo l’ultima in ordine di tempo e solo la punta di un iceberg di un movimento ambientalista globale. Prima di loro molti personaggi, famosi o potenti, si sono adoperati per la causa comune. 

Tra le star internazionali, Leonardo Di Caprio, dal 2014 ambasciatore Onu contro i cambiamenti climatici, è sicuramente uno dei più attivi. Oltre a sostenere e promuovere numerose e cospicue raccolte fondi per salvare habitat naturali e animali in via d’estinzione, ha prodotto e diretto diversi documentari a sfondo ecologico-ambientale al fine di sensibilizzare il mondo sul tema del surriscaldamento globale.

Notorio è anche l’impegno del cantante e leader degli U2, Bono Vox, come pure quello dell’attrice inglese Emma Watson e del collega Matt Damon. Quest’ultimo, insieme a Gary White, ha fondato l’associazione no-profit Water.org che si impegna a garantire l’accesso all’acqua potabile nei Paesi in via di sviluppo.  

Tra i potenti, Barack Obama è probabilmente il presidente americano che ha fatto di più per l’ambiente e per sostenere la lotta ai cambiamenti climatici. Purtroppo il suo Clean Power Plan, il piano più ambizioso mai proposto dagli Stati Uniti contro i cambiamenti climatici, è stato fermato dalla Corte Suprema, ma l’ampliamento delle riserve marine, la legge sulla tutela del suolo pubblico e quella che vieta  la vendita o la distribuzione di prodotti cosmetici contenenti micro-granuli, fortunatamente restano.

Per quel che riguarda l’Italia, fino al 1986, anno in cui venne istituito il Ministero dell’Ambiente, la produzione normativa in materia di tutela ambientale fu abbastanza scarsa e poco incisiva. 

La tutela dell’aria era disciplinata dalla legge n. 615 del 1966, la c.d. “legge antismog”, la quale regolamentava le emissioni degli autoveicoli, degli impianti industriali e degli impianti di riscaldamento domestico. La tutela delle acque, invece, fu perseguita attraverso la legge n. 319 del 1976, nota come legge Merli che definiva quali fossero le sostanze ritenute inquinanti ed introduceva sanzioni penali per lo scarico illecito di sostanze ritenute pericolose. Entrambi i provvedimenti non ebbero una gran fortuna e furono oggetto di numerose critiche: da un lato perchè le sanzioni previste erano considerate inadeguate, dall’altro perchè di fatto l’eccessiva burocratizzazione delle procedure di controllo le rendeva inefficaci.

La tutela sui beni paesaggistici e ambientali, ferma ad una legge  del 1939 sulla protezione delle bellezze naturali, fu ampliata con la legge Galasso del 1985.

Tale intervento normativo aveva lo scopo di classificare le bellezze naturalistiche, di prevedere vincoli all’edificazione e di porre obblighi di tutela del territorio a carico delle regioni. 

Solo l’avvento del nuovo millennio, con lo stimolo, o per meglio dire, grazie agli obblighi imposti dall’Europa, la produzione normativa italiana è riuscita a vedere una certa evoluzione. Ne è un esempio il Codice dell’Ambiente del 2006, altrimenti conosciuto come Testo unico ambientale, che nasce proprio dall’esigenza per l’Italia di adeguarsi alla normativa europea.

Il Testo Unico racchiude tutte le norme in materia ambientale, oltre al riordino della normativa esistente, introduce delle procedure per la valutazione di impatto ambientale e prevede un più adeguato sistema di tutela risarcitoria contro i danni ambientali. In realtà, a distanza di circa quindici anni dalla sua emanazione, mancano ancora tanti provvedimenti attuativi che renderebbero “effettivamente” applicabili alcune norme che invece rischiano di restare lettera morta.

Negli ultimi anni si sono fatte molte cose, nel campo dell’edilizia soprattutto, con norme ad hoc per il contenimento energetico ed anche le politiche “plastic free” qualche risultato lo stanno dando.

Per il futuro le intenzioni sono le più lodevoli, dal Green Deal europeo, ovvero la strategia per rendere sostenibile l’economia dell’UE, a NextGenerationEU, il maxi programma da 750 miliardi per il rilancio dell’economia europea colpita dalla pandemia Covid-19. L’obiettivo è di agire con investimenti al fine di trasformare le questioni climatiche e le sfide ambientali in opportunità per una transizione ecologica, green e digitale giusta e socialmente equa. 

La speranza per l’umanità è quella di riuscire veramente a concretizzare le intenzioni, per una volta, mettendo al centro gli interessi dell’ambiente a scapito di quelli della finanza, prima di aver superato il punto di non ritorno. Ce la faremo?

Erin Brockovich Ellis (Lawrence, 22 giugno 1960) è un’attivista statunitense. 

È nota per la causa intentata contro la Pacific Gas & Electric nel 1993 per la contaminazione con cromo esavalente delle acque della città di Hinkley in California per oltre 30 anni. Nel 1996, a seguito della più grande azione legale condotta nel suo genere, capeggiata dalla Brockovich e da Ed Masry, il colosso dell’energia è stato costretto a pagare il più grande risarcimento nella storia degli Stati Uniti: 333 milioni di dollari ai più di 600 residenti di Hinkley


Cosimo Marruso