Il capolavoro di Pablo Picasso

Guernica, il manifesto del maestro spagnolo contro la follia delle guerre

Ricordo chiaramente la prima volta che vidi Guernica da ragazzino. Il mio primo pensiero davanti alla riproduzione dell’opera fu:

“E questo sarebbe un capolavoro? Non si capisce nulla ed è pure in bianco e nero!”.

Cubismo, espressionismo, surrealismo erano solo paroloni nella mia giovane testa ma a distanza di decenni ricordo ancora chiaramente quanto fossi in errore. Il dubbio mi sarebbe dovuto venire subito, perché il mio sguardo, volente o nolente, era rimasto ipnotizzato dal muso del cavallo in piena agonia. Era piazzato lì al centro della scena, e che scena. Una sequenza di immagini strazianti. La follia della guerra, il primo bombardamento aereo nella guerra civile spagnola. Una cittadina basca che di colpo passa alla storia, o ne viene cancellata, dall’aviazione nazista insieme a quella fascista. 

Le prove generali della seconda guerra mondiale, è stato detto, e Picasso ce lo racconta, anzi, ce lo fa vivere in prima persona attraverso la sua arte.

Da adulto ho avuto la fortuna di vedere l’originale. Si trova a Madrid nel museo Reina Sofia e vi assicuro che è uno spettacolo da non perdere e avrei proprio voluto che lo vedesse il me ragazzino di tanti anni prima. L’opera è enorme, oltre 3 metri e mezzo d’altezza per quasi otto di lunghezza, un’intera parete e standole vicino si ha l’impressione di ritrovarsi al suo interno nel pieno delirio del bombardamento. 

Impressiona sotto tutti i punti di vista, estetici, visivi ma soprattutto emotivi.  Nelle intenzioni del pittore, l’opera doveva riuscire a scuotere le coscienze, obbligare gli spettatori a vivere la tragedia in prima persona, far sentire sulla loro pelle la polvere delle macerie, far risuonare nelle loro orecchie le urla delle vittime innocenti. 

Anche la mancanza di colore ha il suo effetto. Le figure chiare si stagliano con forza sullo sfondo nero rendendo ancora più drammatica la scena. Analizzando l’opera con le tecniche moderne si è scoperto che la tela di iuta su cui è dipinto era stata preparata con una tecnica tradizionale che l’ha resa più resistente e soprattutto più brillante, donandogli l’effetto riflettente di una vetrata a piombo.

Un’opera così grande è difficile da vedere nella sua interezza ed infatti è concepita proprio come un racconto da leggere da destra a sinistra. La stessa direzione che hanno le figure nel quadro grazie a sguardi, posture e movimenti. 

Le emozioni che trasmette sono molto forti e come spesso succede per l’arte moderna anche molto personali. I simboli e le figure che il maestro spagnolo inserisce nel quadro sono una denuncia degli orrori che una guerra crea soprattutto tra i civili. Morte, sofferenza, follia. Una madre urla con il figlio morto tra le braccia, una donna in fiamme alza le braccia al cielo, un soldato smembrato a terra impugna ancora l’inutile spada contro la morte che arriva dal cielo e poi quel cavallo, proprio lì in mezzo al tutto. Trafitto da una lancia, urla completamente impazzito nell’inferno in cui è finito.Questo quadro negli anni è diventato un vero e proprio simbolo di pace in tutto il mondo e Picasso ne era consapevole. L’opera, commissionata dal governo repubblicano per l’esposizione universale di Parigi del ’37, era posizionata all’entrata del padiglione spagnolo in modo da accompagnare i visitatori per tutta la sua lunghezza. 

Pare che l’Ambasciatore tedesco Otto Abetz, vedendo il quadro abbia chiesto all’artista: “È lei che ha fatto questo orrore?”. La risposta di Picasso fu diretta “No, è opera vostra”.

Con la vittoria di Franco nel ‘39, Picasso fece trasferire Guernica a New York per sostenere le raccolte fondi del Comitato Profughi Spagnoli e l’affidò al Moma, il Museo di Arte Moderna che la custodì per oltre 40 anni. Per volere dell’artista infatti sarebbe potuta tornare in Spagna solo dopo la caduta della dittatura franchista.

Difficile non fare paragoni con quello che sta succedendo oggi in Ucraina e con le immagini di città distrutte e gente in fuga che continuiamo a vedere.

Guernica purtroppo si sta dimostrando un’opera ancora attuale.


Marco De Luca