Donne sul’orlo di una crisi di nervi

La Spagna racconta attraverso gli occhi del suo regista più iconico: Pedro Almodòvar

Ci sono dei film talmente belli e significativi, sia a livello tecnico che di contenuti, che diventano immediatamente l’opera più rappresentativa di un regista.

Il film di cui parlerò fa proprio parte di questa categoria e ha fatto conoscere al mondo Pedro Almodòvar. Donne sull’orlo di una crisi di nervi ovvero Mujeres al borde de un ataque de nervios è un vero manifesto del cinema del regista spagnolo. A distanza di anni (qui si parla del 1988) non si può che ringraziare per l’invenzione del videoregistratore, dei dvd e di sua santità lo streaming.

Ogni volta che lo vedo, anche a distanza di tempo, lo trovo strepitoso (lo so… è un po’ da nerd… ma se un film mi piace lo guardo e riguardo e cerco di capirlo per deformazione professionale).

A partire dagli attori, straordinari, con la protagonista Carmen Maura su tutti. La si rivedrà in molti altri film di Almodòvar, proprio come alcuni altri suoi colleghi. C’è anche un giovanissimo Antonio Banderas, completamente diverso dal macho del cinema che conosciamo, ma altrettanto convincente.

Tutto si svolge nell’arco di 24 ore, quasi esclusivamente nell’appartamento della protagonista in un crescendo di situazioni talmente inverosimili da rasentare la follia

Tutto si svolge nell’arco di 24 ore, quasi esclusivamente nell’appartamento della protagonista in un crescendo di situazioni talmente inverosimili da rasentare la follia. Qui si incrociano le vite e le vicende di svariati personaggi, tutti dipinti con la classica schiettezza di Almodòvar.

Difficile non simpatizzare per l’uno o per l’altro, come del resto non si può evitare di divertirsi per dialoghi scoppiettanti e spesso sopra le righe.

Almodòvar è esattamente questo. Il primo regista spagnolo a raccontare la Spagna del dopo Franco. Una nazione uscita da una lunghissima dittatura che ne diventa l’esatto contrario esplodendo di vita, colori ed energia. 

Fateci caso, la fotografia dei film di Almòdovar è abbastanza riconoscibile. È ricca di colori forti, vivi ed è esaltata dalle ambientazioni, soprattutto gli interni, che sono un vero e proprio caleidoscopio per gli occhi. I vestiti, le pareti, il mobilio, l’oggettistica, tutto è coloratissimo ed eccessivo, e in egual misura lo sono anche le persone, decisamente calienti. L’esatta immagine che abbiamo della Spagna.

E poi ci sono loro, le donne, le vere protagoniste della filmografia di Almodòvar. Donne forti, che anche nelle difficoltà maggiori trovano il modo di andare avanti. Donne intelligenti, che combattendo riescono a ritagliarsi il loro spazio in un mondo maschilista. Donne passionali, che vengono spesso travolte dai loro sentimenti e sfruttate dagli uomini. E allora spazio agli impulsi forti. Amore, odio, ira, vendetta. Ingredienti esplosivi che rendono inevitabilmente scoppiettante questa tagliente commedia.

Donne sull’orlo di una crisi di nervi contiene tutti gli elementi del cinema di Almodòvar e anche la sua capacità  di raccontare situazioni al limite, se non addirittura oltre, che però fanno parte anch’esse della vita e ne sono forse proprio il succo. Qui lo fa con una brillantezza che nei suoi film più recenti un po’ manca. Film altrettanto belli e significativi, certo, ma alcune volte un po’ troppo cupi.

Non mi resta che raccontarvi una chicca per chiudere in bellezza. 

Nelle pellicole di Almodòvar sono presenti molto spesso due oggetti e anche qui non mancano: il telefono e la valigia.

Il primo, detestato dal regista quasi quanto un genitore odia oggi lo smartphone del figlio, gli ricorda forse i dieci anni in cui ha lavorato per la compagnia telefonica spagnola e lo considera, insieme alla segreteria telefonica, lo strumento principe dei bugiardi (tema presente in questo film).

La valigia invece rappresenta il peso dei sentimenti e dei desideri che siamo costretti a portarci sempre dietro e non ci sono dubbi, nel cinema di Almòdovar la passione è sempre presente.


Marco De Luca