JAVIER RUANO

Javier Ruano (per i cannabici Javi) è il fondatore e CEO di Medical Seeds, banca del seme spagnola fondata nel 2005 con l’amico e socio Jak De Sostoa.

A 47 anni sconfigge un ictus e un tumore al cervello! Più vivo che mai ci racconta il suo lungo cammino nel mondo della cannabis

Ciao Javi! È un vero piacere potersi confrontare con te. Sappiamo che ne hai passate tante in quest’ultimo periodo e ti ringraziamo per la disponibilità… raccontaci come stai e cosa ti è successo dopo il tuo ricovero… Sei finalmente pronto a tornare in pista?

Ciao!  Bene, apprezzo che tu mi abbia fatto questa domanda. La verità è che mi sento molto bene e ho molta forza, anche più di prima. Ho scoperto un’altra realtà. E nonostante lo strascico che mi è rimasto e tutti i problemi che ho ancora, ogni volta che posso cerco di essere presente agli eventi importanti con Medical Seeds per confrontarmi personalmente con le persone del settore, poiché questa è la mia passione. Oggi aspetto che i medici mi liberino così da poter tornare in azione.

Sappiamo che hai iniziato con CANNA all’interno del settore cannabico, quali sono i migliori ricordi di quel periodo?

Beh, è stato soddisfacente lavorare per una grande azienda, soprattutto per la formazione che mi ha dato come lavoratore. Ho acquisito delle conoscenze che altri non avevano, sono stato anche in grado di scrivere dei reportage per le riviste. È stato molto interessante lavorare con loro sotto tutti i punti di vista. Oggi è ancora una grande azienda presente in molti Paesi. In conclusione, è stata un’esperienza molto positiva.

Dopo l’esperienza con CANNA hai deciso di fondare una seed bank. Qual è stata la motivazione principale? Alla fine provieni dal mercato dei fertilizzanti.. in poche parole ti senti più breeder o coltivatore?

La motivazione principale è stata quella di preservare, condividere e migliorare la genetica che è arrivata nelle nostre mani. E per quanto riguarda l’altra domanda, non mi definisco né  un coltivatore né un breeder, o forse entrambe le cose, poiché conosco molto bene questi due campi. In realtà, prima di tutto mi sento un professionista e un amante delle piante.

Dopo anni nel settore e aver vissuto in Spagna – almeno in parte – cosa ne pensi dell’attuale sistema dei social club iberici? Secondo te verrà usato come modello europeo (come suggerisce la proposta di legge a Malta) o muterà in qualcosa di diverso e più controllato?

Beh, sono nel settore da più di 20 anni e ho visto molte cose. Ad esempio, in Canada ho sperimentato 3 diverse normative nel tempo. Ho visto casi in cui le autorità non sapevano come gestire la situazione e hanno lasciato un po’ di permissività nelle azioni di pazienti e coltivatori, ma alla fine si sono messe in gioco le grandi case farmaceutiche. Non so come andrà a finire. È chiaro che le aziende farmaceutiche hanno molto più capitale da investire di qualsiasi azienda del settore. Personalmente, vorrei che la legalizzazione optasse per l’auto coltivazione, ma non sembra che sarà così. Resta solo da aspettare per vedere come legifereranno. Ma sono sicuro che anche la legge che verrà applicata non sarà quella definitiva ma verrà modificata nel corso degli anni.

Vivendo a Barcellona da molti anni conoscerai qualche Social Club… hai voglia di consigliarne qualcuno ai nostri lettori? Magari qualcuno che tiene in menu perle come Channel plus o Y Griega…

Sì, personalmente amo i cannabis club più familiari, quelli non molto grandi. Mi fanno sentire a casa e si prendono cura di me. Ultimamente i club che ho visitato maggiormente sono La Kalada, Botanic, Aranua… Senza dimenticare altri più grandi come HQ, che è anche un club altamente raccomandato. Ed è sempre una piacevole sorpresa trovare le varietà di Medical Seeds.

Hai mai pensato di investire in un Social Club? Le persone che lo fanno sono veramente appassionati e attivisti o è solo un business che prima o poi cadrà nelle mani del monopolio statale?

Vediamo… personalmente mi piace stare tra le piante, non mi piacerebbe lavorare in un cannabis club. Non ho pensato di investire perché quando sono arrivati i social ero già nel settore da 15 anni. Se fosse un club in stile USA – legge inclusa – sarebbe un’altra cosa. Non lo farei in ogni caso da solo, ma in collaborazione con qualcuno. Conosco molti club e ho visto di tutto, ma mi concentrerei sui modelli di club che mi piacciono. Quelli che lo gestiscono come un vero cannabis club, con pochi membri e che coltivano davvero per se stessi con grande qualità.


Sara Monaco