LA SPAGNA E I CITTADINI LGBT

Che i temi legati alla omosessualità siano argomenti divisivi, in Italia lo sappiamo bene (il tormentato percorso del DDL Zan ne è un fulgido esempio), ma che anche in Spagna vi siano manifestazioni popolari di dissenso, par cosa assai strana. Per una nazione universalmente riconosciuta come quella dotata di uno dei più alti gradi di libertà in tutto il mondo, in particolare nei confronti dei cittadini LGBT, vedere le associazioni femministe protestare contro l’iniziativa di una legge per la tutela del “diritto all’autodeterminazione dell’identità” di genere, è quasi da non credere.

Proprio lo scorso mese, infatti, dopo che il Consiglio dei ministri spagnolo ha approvato la proposta di legge per il riconoscimento ai cittadini della possibilità di cambiare legalmente il proprio genere, senza necessità di aver effettuato cure ormonali né dover presentare referti medici, subito ribattezzata “legge trans”, le organizzazioni femministe Rapiegas, Tertulia Feminista Les Comadres e Asfemas, nonché il gruppo Confluencia Movimiento Feminista, hanno protestato in varie piazze contro le conseguenze che una norma simile comporterebbe per le donne. A loro dire, il risultato sarebbe una sorta di sostituzione legale della categoria sessuale, con quella di “identità di genere autodeterminata”. 

Circostanza curiosa, visto che vari sondaggi condotti tra il 2013 e il 2016, ci rivelano che la Spagna è valutata prima nell’accettazione dell’omosessualità, con mediamente l’88% della società che si trova a sostenere apertamente la comunità gay contro 11%. Anche sull’accettazione degli individui transgender, la Spagna si è classificata come il Paese che più li accetta nella maggior parte delle categorie, con l’87% delle persone intervistate che crede che le persone transgender dovrebbero essere protette dalla discriminazione da parte del governo e solo l’8% che invece ritiene che vi sia qualcosa di mentalmente o fisicamente sbagliato in loro. Oltre a ciò, il 77% pensa che alle persone trans dovrebbe essere permesso di usare il bagno che corrisponde alla propria identità di genere, piuttosto che essere costretti ad utilizzare quello del loro genere di nascita assegnato.

Insomma, anche nel Paese che ha fatto del progressismo più spinto una delle sue peculiarità, il dibattito e le contraddizioni su un tema così caldo non mancano. 

Vien da chiedersi quali sarebbero le percentuali in Italia, o forse è meglio non porsi domande per non fare brutte figure. Certo è che non possiamo nemmeno tanto pretendere, visto il nostro quadro normativo rispetto al loro.

Registri aperti per le coppie dello stesso sesso: Catalogna (1998), Aragona (1999), Navarra (2000), Castiglia-La Mancia (2000), Comunità Valenzana (2001), le isole Baleari (2001), Comunità di Madrid (2001), Asturie (2002), Andalusia (2002), Castiglia e León (2002), Estremadura (2003), i Paesi Baschi (2003), le isole Canarie (2003), Cantabria (2005), Galizia (2008), La Rioja (2010) e Murcia (2018), ed in entrambe le città autonome di Ceuta (1998) e Melilla (2008)

Dobbiamo tenere conto che, se oggi la Spagna è così aperta alle coppie formate da persone dello stesso sesso, lo è poichè già dal 1994, con la Ley de Arrendamientos Urbanos (la legge urbanistica in materia di locazioni), venivano riconosciuti alle coppie omosessuali i primi diritti di convivenza. Inoltre, a partire dal 1998 – con la Catalogna che ha fatto da apripista – in tutte comunità autonome della Spagna sono stati via via creati registri aperti per le coppie dello stesso sesso.

Il riconoscimento ufficiale è avvenuto con la legge n. 13/2005 approvata dal parlamento spagnolo durante il primo governo del premier José Luis Rodríguez Zapatero, del Partito Socialista Operaio Spagnolo, il 30 giugno 2005. La Spagna, in quell’occasione, modifica il proprio diritto di famiglia, estendendo la possibilità di contrarre matrimonio civile e di adottare figli anche alle coppie di omosessuali, fermo restando le leggi e i registri delle coppie di fatto, che sono giuridicamente differenti dal matrimonio e riguardano anche le coppie eterosessuali.

In pratica, è stato modificato l’articolo 44 già esistente del codice civile spagnolo con l’aggiunta di un paragrafo che ora recita: 

“L’uomo e la donna hanno il diritto di contrarre matrimonio conformemente alle disposizioni di questo codice. Il matrimonio avrà gli stessi requisiti ed effetti nel caso in cui i contraenti siano dello stesso sesso o di diverso sesso”.

Dunque, dal 2005 il matrimonio fra persone dello stesso sesso ha gli stessi requisiti ed effetti del matrimonio eterosessuale ed è soggetto alla stessa normativa anche in caso di divorzio. Peraltro, recentemente il termine per poter richiedere il divorzio è stato abbassato a 3 mesi.

Per chiunque volesse contrarre matrimonio in Spagna, oggi il primo requisito fondamentale è che almeno uno dei due sposi abbia la residenza spagnola. Ottenere la residenza per un comunitario è abbastanza semplice, basta un contratto d’affitto con relativa intestazione delle utenze ai fini della prova del domicilio stabile in Spagna, e l’iscrizione all’Aire (anagrafe dei cittadini residenti all’estero) presso il consolato italiano di Madrid. Una volta ottenuta la residenza, il c.d. “padròn”, bisognerà richiedere, sempre al consolato italiano, il rilascio del certificato di capacità matrimoniale che attesta lo stato civile del soggetto, quindi libero, divorziato, sposato o separato. Ottenuti i documenti bisognerà solo depositarli  con la richiesta d’iscrizione presso l’ufficio del registro civile del Comune prescelto nonché fissare la data delle nozze. Nella fretta non dimenticate i testimoni, perché anche in questo caso ne occorrono almeno due.

Per quanto riguarda invece l’adozione da parte di coppie dello stesso sesso, già prima del riconoscimento – con la legge nazionale del 2005 – alcune delle comunità autonome della Spagna avevano già in precedenza legalizzato tale pratica, in particolare la Navarra nel 2000, i Paesi Baschi nel 2003 e l’Aragona nel 2004.

L’adozione in Spagna è regolata dagli articoli 175-180 del Codice civile (Código Civil Titulo VII, Capítulo V, Sección secunda, De la adopción) con i quali è consentita l’adozione congiunta di minori, tanto alle coppie eterosessuali quanto a quelle dello stesso sesso, come pure da parte di single.

A livello regionale, nelle comunità autonome spagnole di Catalogna, Aragona, Navarra, Paesi Baschi e Cantabria la possibilità di adottare congiuntamente minori è consentita anche alle coppie dello stesso sesso conviventi.

Come visto, nonostante la Spagna abbia sviluppato da molti anni una grande sensibilità nei confronti del mondo LGBT, tanto da essere considerato uno dei Paesi più aperti, le teorie sull’autodeterminazione di genere restano ancora materia di accesa discussione. Possiamo quindi stare tranquilli noi italiani, se il DDL Zan non è passato, non è perché siamo un popolo incivile, dobbiamo solo discuterne seriamente senza bandiere o ideologie di parte.


Cosimo Marruso