I Social Club spagnoli

Storia e legislazione dei “cugini” dei nostri grow shop

Tutti gli anni il solito dilemma: dove si va in vacanza questa estate? Certo, molto dipende da ciò che si vuole fare, ma se il desiderio è quello di fare festa, un giretto in Spagna è quello che ci vuole.

Per noi italiani la terra spagnola conserva da sempre un certo fascino, una storia millenaria, bellissime isole e perchè no, anche un’assonanza linguistica che facilita le conversazioni ed evita le italiche figuracce in lingua inglese.

Ma a ben pensare, il motivo che più di ogni altro ci induce a scegliere l’altra sponda del mar Mediterraneo è da ricercarsi in quel libertinismo che pervade la società e la cultura stessa della Spagna. Non è un caso che proprio da Madrid abbia preso forma il movimento controculturale conosciuto come “La Movida madrileña”, se vogliamo, un po’ in ritardo rispetto ad omologhi movimenti in altri Stati, per ovvi motivi legati alla dittatura franchista ma che, senza dubbio, ha avuto un esito molto più dirompente.

Va detto, infatti, che una volta cessato il regime, a partire dagli anni ‘80 del secolo scorso, giovani di ogni età, al grido di sesso droga e Rock & Roll, hanno cominciato a prendere letteralmente d’assalto le isole e le coste spagnole, trasformando in tal modo anonime località in vere proprie mete turistiche del divertimento e dello sballo.

”La ejecución de actos de plantación y cultivo ilícitos de drogas tóxicas, estupefacientes o sustancias psicotrópicas en lugares visibles al público, no constitutivos de delito”

Con l’avvento del nuovo millennio, la moda delle mega discoteche cede il passo a locali più intimi, più esclusivi, ma lo sballo rimane uno dei punti fermi e, negli ultimi anni, si arricchisce di una nuova attrattiva: i Cannabis Social Club.

I CSC, per chi ancora non lo sapesse, sono associazioni senza scopo di lucro, costituite da amanti della canapa che si riuniscono al fine di coltivarla e consumarla all’interno dei locali stessi dell’associazione.

Il primo in assoluto è stato aperto nel 2001, ma un importante riconoscimento arriva nel 2006, non grazie ad una legge, ma in virtù di diverse sentenze dei Tribunali dei Paesi Baschi e della Catalogna che, assolvendo i promotori delle associazioni in questione dall’accusa di spaccio e coltivazione illegale, di fatto ne decretarono la “non illegalità”.

La svolta normativa avviene con la Ley Orgánica n. 4 del 30 marzo 2015, per la “Protección de la Seguridad Ciudadana”, nella cui versione definitiva, l’articolo 36/18 stabilisce chiaramente che la coltivazione è illegale e sanzionata solo se effettuata in luogo pubblico. Da una lettura superficiale della norma, sembrerebbe essere avvenuta una legalizzazione a tutti gli effetti dei social club, poiché stando ad un’interpretazione letterale, l’illegalità della coltivazione sarebbe solo quella effettuata in luoghi pubblici, mentre, al contrario, diverrebbe lecita se effettuata in casa, o, per l’appunto, nei Cannabis Club.

In realtà le cose non stanno proprio così:  infatti, la legge del 2015, tecnicamente è una legge civilistica, che per nulla deroga il disposto dell’articolo 368 del Código Penal relativo alla coltivazione della cannabis, il quale punisce qualunque forma di coltivazione, fabbricazione, vendita, cessione a titolo gratuito di droga. Inoltre, non solo non depenalizza nulla, ma introduce una nuova infrazione amministrativa relativamente alla coltivazione della canapa in luoghi pubblici.

Non si può non notare una certa analogia dei Social Club spagnoli con i più nostrani grow shop, anch’essi relegati in un limbo normativo i cui labili confini sono ricompresi tra una legge civile, la 242/2016, e una penale, la 309/1990. Inoltre, entrambe le realtà sono accomunate da simili vicende giudiziarie, che nella maggior parte dei casi, tanto a casa nostra quanto in Spagna, si concludono con un nulla di fatto… e tanto tempo e soldi persi. Gli avvocati ringraziano! A cercare di mettere un po’ di ordine tra le cose, ci ha provato il Parlamento della Catalogna con la legge n.13/2017, che – con l’obiettivo di proteggere, promuovere e migliorare la salute pubblica della popolazione, nonché, avvertire dei rischi e dei danni del consumo di cannabis – legalizza la creazione di associazioni di consumatori di cannabis.

Tutto risolto quindi? Niente affatto! Purtroppo la legge ha avuto vita breve, poiché è stata annullata dal Tribunal Constitucional il 27 settembre 2018, sul presupposto che una legge regionale non può derogare ad una norma di livello nazionale.

Ma allora qual è lo status giuridico dei Cannabis Social Club spagnoli? Sono legali oppure no? Semplice, queste associazioni, come detto in precedenza, esistono in un limbo normativo, in cui non sono effettivamente legali, ma al contempo non sono nemmeno illegali, a patto di operare entro rigide norme di comportamento.

In primo luogo i club di cannabis devono essere registrati in un apposito elenco regionale, i loro locali devono essere chiusi al pubblico, non possono farsi pubblicità e la cannabis fornita deve essere consumata immediatamente all’interno e non può essere portata all’esterno. Al fine di disincentivare una sorta di turismo della droga, l’adesione è concessa solo su invito di un membro e autorizzata non prima di 15 giorni dalla domanda di ammissione. Inoltre, i Cannabis Club, al pari di qualsiasi tipo di associazione, devono operare senza scopo di lucro, utilizzando la quota sociale per coprire i costi di produzione e gestione del club, con l’obbligo di reinvestire l’eventuale eccedenza.

La coltivazione di canapa industriale è legale in Spagna secondo il regio decreto 1729/1999, purchè i semi siano certificati e autorizzati dall’Unione Europea, la percentuale di THC non superi lo 0,2% e che la coltivazione avvenga in luoghi privati, lontani dal pubblico

L’aspetto più delicato su cui è opportuno prestare la massima attenzione, per non incorrere in sanzioni penali, riguarda ovviamente la quantità di cannabis prodotta dalla singola associazione che avrà la possibilità di produrre non più del consumo medio pro capite annuo di ogni singolo associato.

La Legge Organica 4/2015 sulla Tutela della Sicurezza dei Cittadini stabilisce sanzioni amministrative di natura grave o molto grave con multe da 601 a 30.000 euro per:

– Il consumo illecito o il possesso di droghe tossiche, stupefacenti o sostanze psicotrope, anche se non erano destinate al traffico, in luoghi, strade, esercizi pubblici o trasporti collettivi, nonché l’abbandono degli strumenti o altri effetti utilizzati per esso nei suddetti luoghi. Quando i trasgressori in materia di consumo o possesso sono minori, la pena della multa può essere sospesa, prima e estinta, in seguito, se sono volontariamente sottoposti e senza abbandonarla al trattamento o alla riabilitazione, se necessario, o alle attività di rieducazione

– Il trasferimento di persone, con qualsiasi tipo di veicolo, al fine di facilitare il loro accesso a droghe tossiche, stupefacenti o sostanze psicotrope, a condizione che non costituisca un reato

– L’esecuzione di atti di piantagione e coltivazione illecita di droghe tossiche, stupefacenti o sostanze psicotrope in luoghi visibili al pubblico, quando non costituiscono reato penale

– Tolleranza al consumo o al traffico illecito di droghe tossiche, stupefacenti o sostanze psicotrope in locali o stabilimenti pubblici o la mancanza di diligenza al fine di prevenirli da parte dei proprietari, amministratori o gestori degli stessi


Cosimo Marruso