Editoriale n.04

Permissività spagnola

Uno dei motivi che ci spinge a parlare della Spagna è da ricercare nello spirito libertario e un poco anarchico che pervade la cultura iberica sin dalla fine dell’era franchista. La facilità con cui i nostri due popoli riescono a comunicare la rendono una delle mete preferite da molti italiani, in cerca di divertimento e libertà.

Altro motivo molto più inerente alle nostre tematiche è che nel 2005 i primi CSC (Cannabis Social Club) affrontarono il sistema sfruttando un vuoto normativo che, di fatto, non è ancora stato totalmente colmato ma che permise la produzione senza scopo di lucro di cannabis in tutta la nazione.

A differenza dell’Olanda, in Spagna non è legale fumare e vendere cannabis, ma piuttosto non è perseguibile se il tutto viene svolto in un luogo privato, senza lucro e senza recare danno a minori o persone fragili.

Vista la maggior fortuna dei nostri cugini ispanici in materia di regolamentazione (ma anche di vuoti normativi) abbiamo voluto dedicare questo numero alla lotta che da anni affrontano tutti i “cannabici” ispanici, ricordando che il lavoro da essi svolto non è da considerarsi concluso.

Una legge sulla vendita e il consumo di cannabis che riguardi l’Europa in toto non è in agenda presso la commissione europea e non lo sarà ancora per molto tempo.

Speriamo vivamente che il modello spagnolo venga preso come esempio per tutti i Paesi europei che vorranno affrontare il processo di legalizzazione, essendo ad oggi il modo più libero, economico e democratico di produrre e consumare marijuana a scopo sia medico che ludico.


– Sara Monaco