RAVE PARTY, SOUND SYSTEM E TRIBE

Non c’è pandemia o governo che tenga, i free party nei Paesi Bassi continuano a far ballare portando avanti il loro ideale di libertà.

Una delle ultime notizie arrivate dall’Olanda ha sicuramente fatto molto scalpore e, perché no, ha anche strappato più di un sorriso.

Le forze dell’ordine infatti sono state chiamate a chiudere un rave party illegale ad Amsterdam nel quartiere di Zeeburg. 

Arrivate sul posto, la sorpresa. L’evento era stato organizzato proprio nella nuova centrale di polizia ancora in costruzione.

Oltre 300 le persone che si sono date alla fuga scavalcando le recinzioni del cantiere mentre i due organizzatori di 19 e 20 anni sono stati arrestati.

In conferenza stampa la polizia ha spiegato che non è stato l’unico evento illegale organizzato in città nello stesso weekend: un secondo rave party con 200 partecipanti era stato segnalato nella zona nord della città ed un terzo a poca distanza della centrale in costruzione.

Un caso eclatante certo, soprattutto per la scelta della location, ma solo la punta di un iceberg rispetto a un movimento underground che non ha mai smesso di ballare.

A diventare di dominio pubblico infatti sono solo le feste che non riescono a mantenere quel profilo basso e di segretezza necessario alla loro riuscita.

Se il luogo di ritrovo diventa noto le conseguenze sono immediate. Arriva troppa gente, si dà troppo nell’occhio e le luci blu lampeggianti arrivano a staccare la spina.

Non è la prima volta però che ad Amsterdam si esagera. Andando indietro nel tempo, giusto una pandemia fa databile agosto 2019, la polizia ha dovuto fermare un rave con oltre 500 persone. La particolarità? Era stato organizzato sul Nieuwe Meer a bordo di innumerevoli barchette. E anche in questo caso basta dare uno sguardo alla fotografia per ritrovarsi a sorridere dell’ingegnosità olandese.

Quello che più dovrebbe fare riflettere però è che nonostante i tentativi di repressione continua degli ultimi decenni la cultura (o meglio controcultura) dei Free Party continua a far breccia nei giovani di tutto il mondo permettendo un incessante ricambio generazionale.

Certo nel tempo molto è cambiato, e non si parla solo di generi musicali.

Quella filosofia che stava alla base dell’intero movimento si è molto ammorbidita. Il rifiuto per la commercializzazione, sia musicale che del proprio tempo, il riappropriarsi di spazi urbani abbandonati o dismessi, il rifiuto categorico di violenza, razzismo e regole imposte.

Vedere inserito nel circuito commerciale gran parte del movimento fa uno strano effetto. Dai grandi festival chiusi e regolamentati con migliaia di partecipanti, rigorosamente a pagamento, alle nottate a tema organizzate nelle varie discoteche.

Le notizie che arrivano dall’Olanda però ci fanno ancora sperare.Non c’è solo musica e droga. I giovani cercano ancora la loro strada, cercano ancora di emanciparsi dalla società di massa, cercano ancora di decidere da soli cosa sia giusto o sbagliato, libero o imposto e lo fanno alzando i bassi e aumentando i bpm in un clima di trance, pace e amore.


Marco De Luca