L’ARTE OLANDESE AL SUO MASSIMO SPLENDORE

Van Gogh ed Escher, due maestri irraggiungibili, due icone mondiali e due musei da non perdere

In questo numero di 4:20 Republic dedicato ai Paesi Bassi non poteva mancare uno sguardo sull’arte e allora abbiamo deciso di dedicarlo a due dei più famosi e iconici artisti olandesi, Vincent Van Gogh e Maurits Cornelis Escher. La scelta, a dir la verità, non è stata per nulla difficile. 

Le immagini di questi due artisti ci accompagnano da tutta la vita, riprodotte ovunque per la forza e il fascino che continuano ad esercitare. 

In Olanda però si può avere la fortuna di vedere molte delle loro opere tutte insieme in due musei davvero imperdibili, il museo Van Gogh ad Amsterdam e  la permanente di Escher a l’Aia.

Proviamo allora a dare un’occhiata a qualche opera che potremo ammirare dal vivo.

Partiamo con l’autoritratto di Vincent Van Gogh che troveremo ad Amsterdam. Uno dei quadri più riconoscibili dell’artista in cui si possono leggere molte delle sue caratteristiche pittoriche. Le pennellate sono forti, decise, brutali e non cercano di riprodurre l’immagine in maniera fotografica.

Nei ritratti Van Gogh vuole trasmettere l’essenza stessa della persona, in questo caso la sua irrequietezza le sue inquietudini, i suoi tormenti interiori.

I colori diventano parte integrante del messaggio pittorico che prende forza grazie alle scelte cromatiche. Van Gogh accosta i colori complementari in lunghe pennellate: blu e arancio sullo sfondo, rosso e verde nella barba e negli occhi in modo che si intensifichino a vicenda.

In tutto esistono ben 37 autoritratti del maestro olandese, sparsi ora un po’ in tutto il mondo. Non per scelta narcisistica ovviamente ma semplicemente perché non avendo soldi per trovare modelli che posassero per lui doveva accontentarsi di posare per se stesso.

Una particolarità è che tutti gli autoritratti mostrano solo la parte destra del volto, quella con l’orecchio sano, ma essendo realizzati davanti a uno specchio il lato che appare nei dipinti è il sinistro.

Se si parla di Van Gogh non si possono sicuramente non menzionare i girasoli. Anche in questo caso il quadro esposto nel suo museo non si tratta di un’opera unica ma fa parte di una serie di sette. Cinque ancora visibili nei musei in giro per il mondo, uno andato distrutto durante la seconda guerra mondiale e il settimo finito invece in una collezione privata.

Il giallo domina tutta la serie di quadri ma in questo è quasi totalizzante. Con l’eccezione del vaso tendente al viola, il suo colore complementare. La scelta di mantenere piatto e bidimensionale lo sfondo, il tavolo e il vaso permette alla composizione floreale, dipinta con le usuali forti pennellate, di risaltare ancora più. La curiosità è che questi girasoli sono stati realizzati in serie per abbellire la stanza degli ospiti nella sua casa nel sud della Francia dove, da lì a poco, sarebbe andato a trovarlo Gauguin.  

Passiamo ora a l’Aia, giusto un’oretta di treno da Amsterdam, e tuffiamoci nel museo di un altro genio M.C.Escher. In questa xilografia l’arte visionaria del grafico e incisore olandese appare in tutta la sua bellezza e fa capire bene perché sia tanto amato non solo tra noi umili mortali ma anche tra scienziati, matematici e fisici.

Nella parte alta di Giorno e notte si incrociano in volo anatre bianche e nere. Una classica intersezione di figure, detta tassellatura, tipica dell’artista in cui lo spazio viene completamente riempito da figure che combaciano perfettamente e possono così proseguire all’infinito.

Escher però va oltre e trasforma il volo delle anatre facendolo sciogliere in una sorprendente visione dall’alto dei campi coltivati olandesi. Ma non solo, l’immagine diventa speculare regalando la visione dello stesso paesaggio di giorno e di notte.

Altro capolavoro di Escher, riprodotto ovunque e citato in molti film è Relatività.

Uno dei suoi mondi impossibili, ispirato in questo caso alla teoria di Albert Einstein. Un universo relativistico surreale, una casa che vive su diverse dimensioni contemporaneamente dove la percezione dello spazio è decisa solamente dall’osservatore stesso. La parete di un abitante di questo multiverso può essere il pavimento per un altro. Mantenendo una sola prospettiva però tutto acquisisce senso e normalità. è la fusione di queste tre dimensioni a diventare estraniante.

Una curiosità è che Escher concesse l’uso dell’opera ai Pink Floyd per la copertina di On the run. 

Nel 1969 ci provò anche Mick Jagger che scrisse all’artista chiedendogli di illustrare la copertina di un album dei Rolling Stone.

Il maestro olandese in questo caso però rifiutò. Non gli era piaciuta la lettera troppo colloquiale del cantante che esordiva con un “Ciao Maurits”. Non ci conosciamo gli rispose l’ormai anziano artista, per lei sono il signor M.C.Escher. E non se ne fece più nulla.


Marco De Luca