Quando e perchè nascono i bitcoin

La criptovaluta catapulta l’essere umano in una nuova era, aprendo le porte ad un futuro del quale ancora non si vedono i confini

L’evoluzione umana è segnata da avvenimenti importanti, ognuno dei quali ha fatto si che poi nascesse una nuova era.

La scoperta del fuoco è stata, per antonomasia, la prima grande innovazione che ha rivoluzionato il mondo; ci furono poi la ruota e l’età del ferro, ma ci vollero migliaia di anni, prima che le piccole botteghe artigiane si trasformassero in fabbriche, e solo l’avvento dell’energia elettrica diede l’avvio alla grande industria, permettendo una crescita tecnologica, così esponenziale, che mai si era vista prima dell’ultimo secolo. L’innovazione, si sà, porta all’obsolescenza delle cose, l’automobile ha rottamato il cavallo, le email e i sistemi di messaggistica, come Whatsapp e Telegram, hanno preso il posto di lettere e cartoline, i citofoni sono ormai reliquie da museo della scienza; ma oggi, in ambito finanziario è il denaro, almeno per come fino ad oggi lo abbiamo inteso, ad essere in serio pericolo grazie all’avvento delle cryptovalute.

Un nuovo sistema economico, un concentrato di complessi strumenti finanziari basati su smart contract e crittografia, alla portata di tutti, sono il nuovo Eldorato per startup innovative, speculatori, alta finanza, investitori allo sbaraglio e, ovviamente, truffatori e criminali.

Un nuovo sistema economico, un concentrato di complessi strumenti finanziari basati su smart contract e crittografia, alla portata di tutti, sono il nuovo Eldorato per startup innovative, speculatori, alta finanza, investitori allo sbaraglio e, ovviamente, truffatori e criminali 

L’ALBA DI UNA NUOVA ERA È SOLO ALL’INIZIO

I governi, le banche centrali e tutto l’establishment tradizionale è stato colto alla sprovvista, un sistema secolare, nel breve volgere di poco più di un decennio, è già in discussione. La prima reazione del sistema è stata quella di ridicolizzare e denigrare il fenomeno, ma questo solo per mascherare la propria debolezza, o forse, proprio la sua obsolescenza.

Incassato il colpo, l’elefante ferito sta reagendo, i governi si stanno attrezzando con dei regolamenti, le banche centrali stanno dando il via alle sperimentazioni di loro monete, le C.D. Central Bank Digital Coin (CBDC), praticamente l’evoluzione in digitale della banconota analogica.

A Cypherpunk’s Manifesto: 

«La privacy è necessaria per una società aperta nell’era digitale. Non possiamo aspettarci che i governi, le aziende o altre grandi organizzazioni senza volto ci concedano la privacy. Dobbiamo difendere la nostra privacy se ci aspettiamo qualcosa. I cypherpunk scrivono il codice. Sappiamo che qualcuno deve creare i software per difendere la privacy, e… lo stiamo facendo»

Il mondo della finanza invece, più agile per natura rispetto alla politica, speculativo per definizione, ha saputo adattarsi ed ha, invece, reagito immediatamente nell’unico modo che conosce: investendoci. E avrebbe fatto pure di più se fosse esistito sin da subito un quadro regolatorio preciso.

Basti pensare al protocollo Ripple (XRP) rilasciato nel 2012, il quale viene pensato e utilizzato come infrastruttura tecnologica delle banche (come UniCredit, UBS e Banco Santander) e reti di pagamento per l’interscambio di denaro: veloce, economico e sicuro.

LE “WHALE”, LE BALENE, SONO GIÀ ARRIVATE MA FANNO FINTA DI NIENTE

L’idea di una rappresentazione digitale di valore basata sulla crittografia nasce con il movimento dei Cypherpunk, un gruppo di attivisti libertari che verso la fine degli anni ’80 avevano l’obiettivo di tutelare e migliorare la privacy di ciascun individuo attraverso l’utilizzo della crittografia.

Argomenti che oggi sono estrema attualità, ma quarant’anni fa, mentre i personal computer non conoscevano ancora Windows ma solo il DOS e la connessione ad internet si effettuava con un rumoroso accoppiatore acustico, un ristretto gruppo di matematici idealisti aveva già identificato nella crittografia la soluzione ad un problema che si sarebbe presentato in un futuro prossimo.

Questi filosofi dell’informatica, avevano già capito l’impatto e le ripercussioni che avrebbero avuto la diffusione di massa del personal computer, unitamente alla possibilità di comunicazione attraverso la rete internet.

Visionari, ma soprattutto critici verso un sistema, alimentati da uno spirito di ribellione e di cambiamento radicale nell’ordine sociale, consapevoli di lottare contro un mondo estremamente consumista, lobbista e discriminatorio, questo era il vento che ha portato l’odierna tempesta. E con essa, la nuova era.

Agli inizi degli anni ’90, il movimento comunicava grazie ad una serie di mailing lists crittografate e sicure.

Gli ideali del movimento si possono trovare all’interno del manifesto firmato Eric Hughes del 3 marzo 1993 intitolato “A Cypherpunk’s Manifesto: «La privacy è necessaria per una società aperta nell’era digitale. Non possiamo aspettarci che i governi, le aziende o altre grandi organizzazioni senza volto ci concedano la privacy. Dobbiamo difendere la nostra privacy se ci aspettiamo qualcosa. 

I cypherpunk scrivono il codice. 

Sappiamo che qualcuno deve creare i software per difendere la privacy, e … lo stiamo facendo»”.

Le idee di tale movimento furono in particolare portate avanti da David Chaum, inventore di Digicash (poi chiusa nel 1999), prima impresa ad integrare la crittografia con la moneta al fine di rendere anonime le transazioni con un sistema di emissione centralizzato e di compensazione.

Una tappa fondamentale nella creazione di Bitcoin fu la realizzazione di Hashcash, un sistema inventato da Adam Back nel 1997 come metodo per limitare l’e-mail spam. Il sistema, utilizzato successivamente in Bitcoin come parte dell’algoritmo di mining propose l’aggiunta di un token, (hashcash) all’intestazione dei messaggi e-mail, costringendo in questo modo gli spammer a spendere una notevole quantità di costi computazionali.

Nel novembre del 1998, Wei Dai, un ingegnere informatico, pubblicò un manifesto nel quale descrisse la sua idea di criptovaluta: “b-money, un sistema di cassa elettronico anonimo e distribuito”. All’interno del documento pubblicato sulla mailing list dei Cypherpunks, l’ingegnere propose due protocolli. Il primo, consentiva ad ogni aderente di mantenere un database separato, contenente la quantità nominale di denaro appartenente all’utente stesso. Il secondo, con una variante rispetto al primo sistema, delegava il conteggio dell’ammontare di denaro posseduto da ciascun utente a un sottoinsieme di partecipanti, che attraverso un incentivo economico (basato sulla teoria dei giochi), erano motivati a comportarsi in maniera onesta.

Nel dicembre 2005 Szabo, blogger, crittografo e inventore degli smart-contracts, dopo l’esperienza nella startup Digicash, pubblicò l’idea di Bit Gold: una valuta digitale che evolveva il Reusable Proof of Work (RPOW), già utilizzato da Adam Back nella creazione di Hashcash, in un sistema decentralizzato di Proof of Work (PoW), dove ognuno, grazie all’utilizzo del timestamping e della firma digitale, possedeva una chiave pubblica propria. Tuttavia, Szabo non propose un meccanismo per limitare l’offerta totale di Bit Gold.

La corrente letteraria e artistica cyber tratta di scienze avanzate

Tutte le potenzialità di queste idee furono comprese da Satoshi Nakamoto, il fantomatico creatore di Bitcoin, il quale riuscì a cogliere il meglio da ciascuna di esse, dando vita a quel progetto assolutamente innovativo su cui si basa la tecnologia blockchain.

L’idea di Satoshi Nakamoto era quella di permettere l’effettuazione di transazioni con assoluta sicurezza e anonimato da un soggetto ad un altro e, grazie a una tecnologia peer-to-peer, che opera senza alcuna autorità centrale e intermediari quali banche o istituzioni governative, condividere e tenere continuamente aggiornato un unico file che ha la funzione di “registro contabile”, pubblico e accessibile a tutti, sul quale sono costantemente riportate tutte le transazioni di denaro. Questo registro è chiamato blockchain.

Non più la banca, quindi, ma è l’intera comunità che “tiene la contabilità” e garantisce la sicurezza e la correttezza delle operazioni.

IL CYBERPUNK

La corrente letteraria e artistica cyberpunk tratta di scienze avanzate, come l’Information Technology e la cibernetica e, grazie all’attenzione verso la politica e il sociale, è quella che più di ogni altra aveva previsto il mondo immerso nella tecnologia in cui ci troviamo oggi, con tutte le sue contraddizioni.

Le metropoli gremite di persone di tutti i tipi, l’intreccio di più culture, la lotta di classe, il corporativismo, il consumismo, l’ambientalismo, il transumanesimo, l’intelligenza artificiale, la bioingegneria, l’esistenzialismo, sono tutti piccoli tasselli di un sottogenere che si è sempre di più scavato una sua nicchia fino a diventare tra i più importanti della fantascienza.

CHI È L’INVENTORE DI BITCOIN

Non si conosce la verà identità di Satoshi Nakamoto ma è lo pseudonimo della persona che ha inventato la criptovaluta Bitcoin, colui che nel 2009 ha distribuito la prima versione del software client e successivamente ha contribuito al progetto in via anonima insieme ad altri sviluppatori, per poi ritirarsi dalla comunità di Bitcoin nel 2010. L’ultimo contatto da parte di Satoshi Nakamoto è stato nel 2011, quando dichiarò di essere passato ad altri progetti e di aver lasciato il Bitcoin in buone mani con Gavin Andresen.