MARY JANE RATHBUN – Brownie Mary

Mary Jane preparava oltre 4 mila brownies alla settimana per i malati di cancro in California.

E nonostante gli arresti, è rimasta una sostenitrice attiva della cannabis fino al giorno in cui è morta. La sua storia ha davvero dell’incredibile. 

Come non parlare, nella nostra rubrica dedicata agli attivisti, della mitica “Brownie” Mary Jane Rathbun, l’inventrice del brownie alla marijuana. Durante gli anni ’80, giusto per dare l’idea a chi non la conoscesse, Mary Jane preparava oltre 4 mila brownies alla settimana per i malati di cancro in California. E nonostante gli arresti, è rimasta una sostenitrice attiva della cannabis fino al giorno in cui è morta. La sua storia ha davvero dell’incredibile. Nata a Chicago nel lontano 1922, Mary è stata attratta dall’attivismo sociale già in tenera età. Giusto per dare un’idea, viaggiò da Chicago al Wisconsis per il diritto dei minatori a formare sindacati e, alla fine degli anni ‘40, si dedicò a promuovere il diritto di aborto per le donne a Minneapolis. Con gli occhialoni spessi e il suo immancabile gilet, il suo nome divenne celebre soprattutto in seguito, quando si impegnò proprio come attivista della cannabis. Mary non ebbe una vita facile, si sposò giovane ma il matrimonio fallì, ebbe una figlia che però morì, ma il suo spirito rimase attivo e lei non abbassò mai la testa. Fu alla fine degli anni ‘60 che iniziò a  vendere i suoi brownie, pubblicizzandoli come “magicamente deliziosi”. Chiaramente la sua iniziativa attirò molti clienti, ma non lasciò indifferenti nemmeno le forze dell’ordine che nel 1981 la arrestarono  per la prima volta. E fu proprio durante le sue peripezie “legali” che per lei venne coniato il soprannome Brownie Mary. Poi venne il tempo dell’Aids, particolarmente diffuso tra la comunità gay di San Francisco e, guarda caso, a Brownie Mary vennero assegnate centinaia di ore di servizio sociale proprio presso una delle comunità dove si trovavano i pazienti affetti da questa malattia.

Divenne così una volontaria al General Hospital di San Francisco ed iniziò a “curare” i suoi pazienti con i suoi brownie che, inutile dirlo, si trattasse di malati di Aids come di cancro, avevano il potere di alleviare il disagio e indurre la fame, note caratteristiche della marijuana. Nel 1986 le venne conferito il premio di Volontaria dell’anno e negli anni ‘90, complice l’incontro con l’attivista Dennis Peron, oltre che la sua popolarità mediatica, iniziò a fare pressioni per la legalizzazione della marijuana medica. Il suo terzo ed ultimo arresto risale al 1992: in quella occasione Mary ricevette un’enorme copertura mediatica e divenne a tutti gli effetti un’attivista per la lotta all’Aids, trasformando letteralmente la sua immagine e diventando una sorta di “mito”. Alla fine, venne assolta dalle accuse e poco dopo il Consiglio delle autorità di vigilanza di San Francisco dichiarò il 25 agosto 1992 il “Brownie Mary Day”. Nello stesso anno aiutò Peron ad aprire il primo dispensario americano di marijuana medica: il San Francisco Cannabis Buyers Club. Il suo lavoro è impagabile anche sotto un altro aspetto: le sue sperimentazioni hanno infatti ispirato la ricerca sull’efficacia della marijuana medica per le persone affette da Aids ed aperto la strada ai primi studi clinici per provare gli effetti dei cannabinoidi su persone adulte con patologie.  Ormai anziana, dal 1996 non fu più in grado di cuocere i suoi famosi dolci, iniziò a perdere peso. Morì di infarto all’età di 76 anni, lasciando però al mondo una grande eredità.


Angela Dessì