Cannabis nei Paesi Bassi

Una legalizzazione di una droga controllata, anche nelle modalità di vendita, non potrebbe avere effetti migliori rispetto allo spaccio che avviene alla luce del giorno nella totale e assoluta impunità e che riguarda ampissime fasce d’età?

– Sara Monaco

L’esempio olandese ha stimolato in tutto il mondo riflessioni ed iniziative di riforma delle leggi sulla droga a partire dall’inizio del secolo scorso.

Nel 1912, si tenne all’Aia la prima conferenza internazionale sull’oppio. “The First International Opium Conference” diede il via all’introduzione della prima legge sull’oppio: la prima Opium Act (conosciuta in seguito come “List I of the Opium Law”), introdotta nel 1919 e la seconda Opium Act (ora nota come “List II of the Opium Law”) introdotta nel 1928, sono state create per regolamentare le droghe con un alto fattore di dipendenza o abuso, o che sono fisicamente dannose.

Una distinzione tra sostanze note come droghe pesanti e sostanze note come droghe leggere venne suggerita in un rapporto del 1972 in seguito alla nascita di una nuova cultura giovanile che approvava l’uso di droghe come la cannabis e l’LSD, e in cui utilizzo di hashish notevolmente diffuso.

Negli anni ’60 e ’70 l’uso delle droghe, come i prodotti della Cannabis e gli oppiacei, aumentò considerevolmente, soprattutto nell’Europa occidentale e nel nord America. Si temeva che la situazione creatasi attorno al problema droga sfociasse in una realtà ancora più drammatica. Fu soprattutto per questa ragione, che in quegli anni le nuove strutture delle politiche nazionali ed internazionali furono notevolmente ampliate e sviluppate, nel chiaro intento di combattere l’uso delle droghe. Da allora i livelli di consumo dei vari tipi di droghe nei paesi in questione, hanno fluttuato considerevolmente. In alcuni paesi l’uso è aumentato mentre in altri, tra cui i Paesi Bassi, l’uso della droga sembra essersi stabilito al livello che raggiunse nel 1980.

La legge è stata sostanzialmente modificata nel 1976, determinando la versione attualmente in vigore. Nello stesso anno, il governo olandese ha deciso di interrompere il perseguimento dei reati di cannabis e hashish, a condizione che la persona non vendesse droghe pesanti, non pubblicizzasse e trasportasse meno di una quantità massima specificata delle droghe in questione.

Nel 1980, la decisione di non perseguire i commercianti di cannabis e hashish (a determinate condizioni) fu annunciata pubblicamente dal governo olandese. Molte persone hanno quindi concluso che questa decisione avrebbe consentito anche la vendita nei coffee shop, ed hanno di conseguenza iniziato a vendere cannabis e hashish.

Ciò ha portato ad un enorme aumento del numero di locali negli anni ’80 e ’90 e, per questo motivo, il governo ha richiesto nuove normative per regolamentare la vendita di prodotti a base di cannabis da parte di queste attività commerciali.

Nel 1996 le leggi sono state nuovamente modificate per includere nuovi regolamenti per i coffee shop. I termini che i dovevano seguire erano:

  • nessuna pubblicità;
  • niente droghe pesanti;
  • nessun ingresso alle caffetterie da parte di persone di età inferiore ai 18 anni;
  • nessuna vendita di più di 5 grammi di prodotti a base di cannabis per persona, al giorno;
  • le caffetterie non possono avere più di 500 grammi di cannabis in magazzino in qualsiasi momento.

Il 1° maggio 2012 entra in vigore, in alcune città del sud dell’Olanda, la Weed Pass proposta come misura per ridurre il turismo riguardo la droga e i problemi che questa porta con sé. Il caso è stato portato davanti alla corte europea dai proprietari di coffee shop che affermano che questa misura va contro il principio di non discriminazione, come presentato in uno dei primi paragrafi della costituzione olandese.Non c’è voluto molto per concludere che la nuova iniziativa era un fiasco completo.Sia la gente del posto che i turisti evitavano i coffee shop, aprendo un nuovo mercato agli spacciatori. In poco tempo, hashish, cocaina, erba e pasticche erano disponibili in massa agli angoli delle strade di Brabante e Limburgo.La causa che ha imposto il problema all’ordine del giorno nazionale è stata persa dalle città belghe nel 2014; il giudice ha dichiarato il reclamo inammissibile, poiché il problema era circoscritto a Maastricht.

Ci sono tre obiettivi principali che vengono realizzati dalla “politica della tolleranza” e la regolamentazione dei coffee shop. In primo luogo si vuole scoraggiare e possibilmente evitare del tutto il consumo di droghe leggere da parte di minorenni. Oltre a ciò si auspica una riduzione dei problemi di ordine pubblico (sia individuali che sociali) derivanti dal consumo delle droghe leggere. Infine, il divieto più assoluto imposto sulla vendita di droghe pesanti nei coffe shop mira a ridurre il rischio di un possibile passaggio da droghe leggere a droghe pesanti separando e differenziando i due mercati. La finalità della politica dei Paesi Bassi in materia di stupefacenti è far diminuire la domanda e l’offerta di droga (infatti il numero di coffee shop si è ridotto del 36% tra il 1997 e il 2003, da 1179 a 754) e ridurre i rischi che l’uso di stupefacenti comporta, sia per i consumatori (altrimenti costretti a muoversi in ambienti dominati dalla criminalità) che per la società nel suo complesso. Sostiene in tal modo che l’applicazione della legge anti crimine per fronteggiare l’uso di droghe leggere non deve assolutamente sfociare nella stigmatizzazione ed emarginazione di coloro che la usano. In questa ottica viene offerto ai tossicodipendenti aiuto per disintossicarsi e per migliorare la propria condizione fisica, psicologica e sociale. Di fatto, la richiesta di assistenza è più frequente se i consumatori di stupefacenti non devono temere di essere perseguiti penalmente o di sporcare la propria fedina penale. Arrestare e criminalizzare i consumatori in possesso di piccole quantità per uso personale di qualsiasi droga non è considerato una priorità per le forze dell’ordine. Ciò è specificato principalmente dalle linee guida emanate dall’Ufficio del Pubblico Ministero [Linee guida 1996, riviste nel 2005].

Il movimento antiproibizionista ha così avuto modo di dimostrare che la riforma delle leggi sulla droga è possibile, e non sulla base di teorie astratte o di esperimenti su piccoli gruppi di persone; ma sulla base di una riforma ufficialmente perseguita da un governo in un paese di 15 milioni di abitanti, per un periodo di quasi quarant’anni.