Disjointed – Un caleidoscopio di risate, riflessioni e marijuana

L’irresistibile serie Netflix dedicata al mondo della cannabis

Nell’affollato panorama delle sitcom che riempiono i cataloghi delle piattaforme online ce n’è una che brilla particolarmente, Disjointed

Grandi nomi per questa produzione della Warner Bros, a partire da Chuck Lorre, produttore, sceneggiatore e regista, noto al grande pubblico per The Big Bang Theory, Due Uomini e Mezzo e Dharma & Greg fino ad arrivare alla sorprendente protagonista dello show Kathy Bates, vincitrice di due Golden Globe e di un Oscar per Misery non deve morire. Certo, ormai siamo abituati a vedere grandi attori del cinema cimentarsi anche sul piccolo schermo ma in questo caso la particolarità della serie è l’essere incentrata su una tematica ben specifica e discussa, la marijuana.

Le vicende si svolgono infatti in un dispensario di cure alternative californiano, un negozio dove è possibile acquistare e consumare sul posto cannabis per uso terapeutico. Protagonista assoluta è Ruth Whitefeather Feldman, un’attivista per la legalizzazione negli anni ’70 e la proprietaria del negozio di marijuana oggi, a conferma di quanto stia cambiando il rapporto tra società ed erba nel corso degli anni. Come nella tradizione delle sitcom americane ci sono battute, siparietti, risate pre-registrate e personaggi stereotipati ed è proprio questa la forza rivoluzionaria di Disjointed. Le tematiche relative all’uso della marijuana vengono “normalizzate” attraverso la quotidianità di un negozio.

Non è un caso che tutte le dinamiche all’interno dello staff, della clientela e del vicinato possano essere tranquillamente ricondotte ad altri siti, altri lavori o altri negozi. Ci si ritrova a ridere ma anche a pensare perché con una sorprendente leggerezza, tra una battuta e l’altra, si vanno a toccare problematiche ben più profonde. Disjointed è un continuo spunto di riflessione e intelligentemente non cerca di fare propaganda pro-cannabis.

Tra le righe (o meglio tra le risate) vengono messi in mostra sia gli aspetti positivi che quelli negativi dell’uso della foglia a sette punte e i vari personaggi sono lì a dimostrarlo, ognuno con le sue particolarità e problematiche. Dalla casalinga stressata dagli impegni familiari all’ex militare con un disturbo da stress post traumatico, dai fattoni perennemente “high” protagonisti del web al figlio della proprietaria convinto di dover rendere il negozio più moderno e commerciale. Sono proprio i contrasti a suggerire le tematiche più interessanti: legalizzazione o repressione, tradizione o modernità, prodotto di nicchia o consumismo, uso terapeutico o ricreativo.

Disjointed non vi suggerisce nessuna risposta ma vi mostra uno spaccato dello stato delle cose, tra autoironia e satira. “Tutti cercano qualcosa che li faccia stare meglio – dice uno dei personaggi – devi solo capire se la marijuana fa al caso tuo”. A sorprendere in questa sitcom però è anche un altro aspetto, forse un po’ tecnico ma decisamente importante, la creatività della sua realizzazione. I ritmi sono sempre serrati, scene brevi, montaggio veloce e tante idee originali. Ecco allora che in ogni puntata ci sono inserti di animazione, volutamente psichedelici anni ‘70 per approfondire gli aspetti psicologici dei personaggi, divertenti video di YouTube creati per pubblicizzare improbabili genetiche del mese (e chissà che qualche banca di semi non abbia riconosciuto l’ironia sulle sue abitudini commerciali), intermezzi tra una scena e l’altra con immagini di vita quotidiana a sottolineare la normalità dell’argomento cannabis e dulcis in fundo le irresistibili dirette web di due strafatti clienti del negozio, capaci di attirare migliaia di follower nonostante il nulla della loro comunicazione.

Tanti motivi dunque per divertirsi a guardare Disjointed, non vi resta che cercare il vostro.