EDITORIALE – Uscita 00

Ogni nome ha un significato. Ed ogni nome ha una storia.

Oggi, nel primo numero di questa nuova avventura che si chiama 420 Republic, vi raccontiamo la sua e, implicitamente, anche un po’ la nostra, perché dentro la storia di questo nome, in fondo, ci sta tutta la nostra voglia di osare, sperimentare e aprire nuovi scenari su un mondo ancora poco conosciuto come quello della cannabis.

Molti di voi avranno sentito parlare della festività legata al mondo della cannabis chiamata “quattro e venti”, (o meglio four twenty come lo pronunciano gli americani). Questa celebrazione del mondo cannabico che si celebra il 20 aprile ha origini statunitensi, più precisamente californiane. In questo stato progressista e soleggiato della west coast la cannabis si è conquistata uno spazio nella vita dei cittadini sin dagli anni sessanta.

Grazie alla grande apertura portata dal cinema, dall’arte e dalla cultura ispanica, l’erba diventa prestissimo accessibile alle masse che affollano le spiagge della costa americana. Non sottovalutiamo però la naturale propensione di questo popolo nel lottare a tutela delle libertà individuali, cosa per nulla scontata nella società occidentale post moderna. La storia narra che un gruppo di ragazzi (più precisamente Mark Gravitch, Dave Reddix e Steve Capper) si riunissero quotidianamente al muretto del quartiere per fumare marijuana. L’ora del ritrovo e le circostanze sociali crearono un vero e proprio ritrovo di ragazzi che appunto avveniva alle 4.20 del pomeriggio, con lo scopo di consumare marijuana spensieratamente tra amici.

Ad un certo punto (qualcuno dice sia stato Dave Reddix a ricevere l’informazione) una soffiata al gruppo su una piantagione nelle vicinanze si fa sempre più insistente e la “gang” (che ormai era cresciuta di numero) inizia a cercarla, mappando il territorio circostante al punto da creare una sorta di “mappa del tesoro” ancora rintracciabile online per gli appassionati. Il seguito della storia non è purtroppo verificabile, per cui lo lasciamo aperto dando modo di fantasticare sulle possibili conseguenze. C’è chi dice che abbiano trovato il verde tesoro e, una volta iniziata la “raccolta”, siano stati arrestati con le mani nella marmellata dagli agenti (in attesa dei veri proprietari della piantagione). C’è chi sostiene che avrebbero fatto accordi con il proprietario per assisterlo nella coltivazione delle piante (ormai abbandonate a se stesse), in cambio di erba. Altri sostengono che si riuniscono ancora alla ricerca di piantagioni illegali da depredare…

Quello che fa eco mediaticamente in tutti gli States (e successivamente in tutto il mondo) è la capacità coercitiva della cannabis, demonizzata in tutto il mondo come una droga e qui invece innalzata a tesoro irraggiungibile da migliaia di persone. Tutti gli americani ricordano le persone intervistate pronte a lottare, sostenere e finanziare gli sventurati ragazzi.

Convinti di perpetuare questo eco di libertà iniziato circa mezzo secolo da ora, abbiamo chiamato la nostra rivista 420 Republic come segno di appartenenza a qualcosa di più grande, che trascende l’idea di etnia, nazione, legge o partito.